“D“Dal Salone Nautico di Venezia arriva un messaggio molto chiaro dal mondo produttivo: il costo dell’energia è diventato il principale fattore che condiziona investimenti, competitività e occupazione. Quando l’energia costa troppo, si fermano le imprese, si riducono gli investimenti e si indebolisce la capacità dell’Italia di competere sui mercati internazionali.
L’Economia del Mare vale oltre 216 miliardi di euro, più dell’11% del PIL nazionale, occupa oltre un milione di persone e rappresenta una delle grandi eccellenze industriali italiane. Eppure continua a mancare una vera politica industriale capace di accompagnarne la crescita e di valorizzarne il potenziale strategico.
La transizione energetica non è un costo da subire né un obbligo imposto da qualcuno. È la più grande opportunità industriale del nostro tempo. Stati Uniti e Cina stanno investendo risorse enormi per conquistare la leadership delle tecnologie energetiche del futuro. L’Europa deve fare altrettanto e l’Italia deve scegliere se essere protagonista oppure spettatrice.
Oggi continuiamo a pagare tra i costi energetici più elevati d’Europa, con una timida crescita della produzione da fonti rinnovabili, ostacolata in ogni modo.
Per questo è indispensabile insistere e farla diventare priorità assoluta come chiede Schlein da due anni. La penetrazione delle rinnovabili nel mix di produzione ha come effetto il tanto auspicato disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas. È una battaglia decisiva per restituire competitività alle imprese italiane e per alleggerire il peso delle bollette su famiglie e attività produttive.
L’Italia a differenza di altri paesi, oltre al potenziale solare, quello idroelettrico sotto utilizzato, quello geotermico, quello eolico onshore, disporrebbe di una straordinaria opportunità: l’eolico offshore e le energie rinnovabili legate al mare. Oltre 130 progetti presentati, circa 18 GW in istruttoria, decine di miliardi di investimenti potenziali e migliaia di posti di lavoro. Non mancano gli investitori, non manca la tecnologia, non manca il mercato. Quello che manca è una strategia e la capacità di assumere decisioni rapide.
Per questo appare sempre più incomprensibile vedere il Governo impegnato quasi esclusivamente in riforme istituzionali che non incidono sulla vita delle imprese e delle famiglie, mentre la questione energetica continua a rappresentare il principale fattore di debolezza del sistema produttivo italiano.
Le imprese non chiedono slogan sul futuro. Chiedono oggi energia a prezzi competitivi, infrastrutture moderne, reti e autorizzazioni rapide. Chiedono una politica industriale all’altezza delle sfide globali.
Anche sul nucleare serve serietà. La ricerca va sostenuta, ma raccontare che i piccoli reattori modulari possano risolvere i problemi energetici dell’Italia nel prossimo futuro significa alimentare illusioni. Le imprese pagano le bollette oggi, non tra sei, otto o dieci anni . Per questo bisogna accelerare subito sugli investimenti nelle rinnovabili, negli accumuli, nelle reti intelligenti, nelle comunità energetiche e nell’offshore.
Il Mediterraneo è tornato al centro delle grandi dinamiche economiche e geopolitiche. L’Italia ha la posizione, le competenze, le imprese e il mare. Ciò che serve è una visione strategica che trasformi questi vantaggi in crescita, lavoro e sicurezza energetica.
La vera sfida non è scegliere tra sostenibilità e sviluppo. La vera sfida è decidere se l’Italia vuole guidare la transizione energetica oppure continuare a rincorrere le scelte degli altri”. Così Francesco Boccia, presidente dei Senatori del Partito Democratico, intervenendo al dibattito di Assonautica sulla Transizione energetica al Salone nautico di Venezia. internazionali”.