L’obiettivo del disegno di legge promosso dall’opposizione, spiega Irto, è quello di affidare una vera vigilanza alla Commissione su Cdp mentre oggi “svolge un’attività puramente nominale e non entra nel merito”.
Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd e secondo firmatario del disegno di legge, commenta: “E’ evidente che Cdp in questi anni è diventata un’altra cosa. Non tornano i conti sulle modalità con cui vengono decisi gli investimenti perché c’è una discrezionalità incomprensibile se è vero, come è vero, che delle risorse del risparmio raccolte per esempio al Sud solo una quota minima viene poi concentrata negli investimenti al Sud”. A giudizio di Boccia c’è un tema di coerenza territoriale e un tema di strategia, “ed è evidente che il Parlamento, pur avendo la funzione di controllo non ha gli strumenti per farlo”.
Nella relazione che accompagna il Ddl presentato dal Pd in Senato, si ricorda che all’epoca delle modifiche normative realizzate nel 2003, al momento della trasformazione in spa decisa dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, si operò la creazione, in seno a Cassa spa, di una gestione separata, nella quale sono confluite tutte le attività svolte dalla vecchia Cdp, nonché le varie partecipazioni in società per azioni ma “non è stato riconosciuto alcun esplicito compito di controllo sulla gestione separata, né alcun compito di interazione tra la nuova società e il Parlamento”. I senatori del Pd aggiungono nella relazione che nel corso dei successivi anni la sfera d’azione di Cdp spa “si è progressivamente espansa, tanto da essere ormai considerata simile ad un vero e proprio “fondo sovrano”.
Il disegno di legge propone una modifica del meccanismo di elezione degli otto esponenti parlamentari: non più un’elezione da parte delle rispettive assemblee di Camera e Senato ma una designazione dei Presidenti dei due rami del Parlamento su indicazione dei Gruppi parlamentari.