“Di fronte a un impoverimento reale e misurabile delle famiglie, certificato dai dati ufficiali su salari, inflazione, consumi e rincari dei beni essenziali, il Governo Meloni porta una responsabilità politica evidente: ha preferito concentrare energie sulla gestione del potere e su una narrazione ideologica nazionalista, anziché affrontare l’emergenza del carovita, abbandonando milioni di cittadini a un aumento continuo dei prezzi che erode diritti sociali, sicurezza economica e fiducia nello Stato.
Ora i dati pubblicati oggi su scala nazionale, da ultimi quelli del Centro Studi di Confindustria, confermano un’altra grave falla nella governance economica: l’economia italiana è “quasi ferma”, con consumi frenati dall’incertezza, esportazioni deboli e un PIL che cresce a ritmi modesti se non stagnanti, mentre persiste la risalita dei prezzi di petrolio e gas dopo l’inversione del trend al ribasso a inizio 2026, con effetti diretti sui costi per famiglie e imprese. Gli investimenti del PNRR — pur importanti — restano l’unica leva di crescita, in un contesto in cui la domanda interna è cauta e la competitività delle nostre imprese è compromessa dal quadro internazionale e dalla debolezza dell’export. 
È una situazione che riflette non soltanto fattori globali, ma una evidente debolezza di strategia economica del Governo: mentre il costo della vita aumenta e l’economia reale ristagna, la risposta dell’Esecutivo è rimasta insufficiente, incapace di tradurre gli annunci in misure strutturali concrete. In questo modo, i rincari non sono più un fenomeno temporaneo, ma un peso permanente che pesa sulle spalle delle famiglie e mette in discussione la crescita e la coesione sociale del Paese.” Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta alcuni dati economici su costo della vita e crescita pubblicati dal Centro Studi di Confindustria e da Staffetta quotidiana.