“Con tutto il rispetto che si deve sempre alle istituzioni, e’ ormai evidente a tutti che il ministro Urso sta portando l’ex Ilva verso la chiusura e l’Italia a perdere un polo siderurgico strategico. Sono tre anni dopo un lungo scaricabarile tra ministri con deleghe diverse, che il titolare del Mimit rassicura sulle sorti dell’impianto di Taranto, dell’indotto e degli altri stabilimenti, parlando ogni volta di investitori diversi, mai concretizzati. Ora la verita’ e’ evidente: non c’e’ nulla. Nessun piano, nessuna risorsa, nessun partner industriale. E questo fallimento non puo’ essere scaricato ne’ sugli enti locali ne’, ancor meno, su lavoratrici e lavoratori che hanno dato la vita per questa azienda”. Lo afferma il senatore Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. “Come temevamo da tempo – prosegue Boccia – il cosiddetto piano industriale del governo Meloni e’ in realta’ un piano di chiusura mascherata: un drammatico spezzatino dei siti produttivi, reparti spenti, corsi di formazione al posto della Cig, e nessuna prospettiva concreta per la produzione dell’acciaio in Italia. Lo denunciano oggi unitariamente tutti i sindacati, lo confermano i presidi, gli scioperi, le strade bloccate a Taranto, Genova, Novi Ligure. A Taranto c’e’ solo incertezza, dolore, caos e rabbia. E mentre esplode la mobilitazione nazionale, il governo commette un fatto gravissimo: convoca un tavolo solo per i siti del Nord, lasciando fuori Taranto. La vertenza non puo’ essere divisa: Taranto deve essere convocata subito al tavolo nazionale.” “Siamo accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali che giustamente protestano contro un piano irricevibile. Chiediamo che la Premier Meloni si assuma finalmente la responsabilita’ politica di questi anni perduti e venga in Parlamento a riferire immediatamente. Il governo ha il dovere della verita’ e della trasparenza e soprattutto l’obbligo di evitare un epilogo drammatico per l’intero sistema produttivo italiano. Non serve l’ennesimo commissariamento a perdere: serve un piano serio, con risorse vere e con il coinvolgimento delle imprese pubbliche e private per salvare l’ex Ilva e il futuro della siderurgia italiana”. (AGI)Com/Fri 201234 NOV 25 NNNN


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