“Oggi il Senato ha perso una occasione importante per esprimere un voto largo su un provvedimento contro la tragedia dell’antisemitismo. E questo grazie alla maggioranza che non ha voluto trovare un punto di incontro per rispondere positivamente al nobile appello che fino a ieri ci ha rivolto Liliana Segre.
La lotta all’antisemitismo è uno dei banchi di prova della qualità democratica di uno Stato.
Noi non abbiamo mai negato che la definizione dell’IHRA rappresenti un punto di riferimento nella comprensione delle forme contemporanee di antisemitismo. Abbiamo sempre e solo messo in evidenza le ambiguità e le non poche equivocità.
Ed è altrettanto vero ed è un dato oggettivo che quella definizione è oggi oggetto di un dibattito aperto nella comunità scientifica e anche nel mondo ebraico internazionale.
Non si spiegherebbe altrimenti perché nel 2021 oltre duecento studiosi, molti dei quali ebrei e tra i maggiori esperti di antisemitismo, abbiano ritenuto necessario elaborare la cosiddetta Dichiarazione di Gerusalemme.
Non per negare l’antisemitismo.
Non per relativizzarlo.
Ma per chiarire meglio il confine tra antisemitismo e critica politica.
Questo è il punto decisivo.
Perché una delle forme più pericolose di antisemitismo contemporaneo nasce proprio dalla confusione tra identità e responsabilità politiche: tra ciò che è l’ebraismo come religione e come popolo e ciò che sono le scelte di un governo.
La critica alle politiche di uno Stato qualsiasi Stato è parte della dialettica democratica.
La stigmatizzazione di un popolo o di una religione non lo è mai.
Tenere separati questi due piani non indebolisce la lotta all’antisemitismo. La rafforza.
Quando una definizione è oggetto di un confronto scientifico serio, il compito della politica non è semplificare il dibattito, ma costruire una norma che sia costituzionalmente solida e condivisa.
Per questo abbiamo presentato emendamenti molto chiari.
Il primo prevedeva di sostituire il rinvio diretto alla definizione IHRA con una formulazione normativa autonoma, centrata sugli atti concreti di discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o contro le istituzioni ebraiche in quanto tali.
Il secondo proponeva di collocare la lotta all’antisemitismo dentro una strategia più ampia contro tutte le forme di odio e discriminazione – religiose, etniche, nazionali – in coerenza con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa.
Il terzo introduceva una clausola di chiarezza fondamentale: affermare esplicitamente che non può essere considerata antisemitismo la libera critica alle azioni politiche del Governo dello Stato di Israele.
Tre proposte semplici. Tre proposte ragionevoli. Tre proposte che avrebbero rafforzato questo provvedimento.
La maggioranza ha scelto invece di respingerle tutte.
Il problema è che si è preferito mantenere un impianto che non scioglie un nodo interpretativo reale, che esiste nel dibattito internazionale.
Da una parte dobbiamo combattere senza esitazioni ogni forma di antisemitismo.
Dall’altra dobbiamo evitare che la lotta all’antisemitismo venga percepita come uno strumento di contrapposizione politica o identitaria.
Dobbiamo far capire che la lotta all’antisemitismo non è una bandiera di parte, ma una responsabilità universale.
Per questo abbiamo lavorato per migliorare questo provvedimento.
Per questo abbiamo presentato emendamenti ragionevoli.
Proprio per raccogliere l’esortazione della senatrice Segre avevamo chiesto di accogliere emendamenti al testo che superano, secondo noi, l’ambiguità di quella definizione: durissimi contro l’antisemitismo ma aperti alla possibilità di critica allo Stato di Israele. Era una proposta accolta da tutti i gruppi di opposizione. La maggioranza ha detto di no, con alcuni atteggiamenti, penso ad atroci e assurdi paragoni tra Parlamento italiano e ‘Parlamento di Hamas’ sinceramente offensivi. Come Pd ci impegneremo alla Camera, in seconda lettura, per riaprire un confronto approfondito per rafforzare un provvedimento che per essere efficace ha bisogno di risorse, che al momento non ci sono, e di un rafforzamento culturale e giuridico. La lotta all’antisemitismo deve unire il Paese, non dividerlo”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta l’approvazione del ddl sull’antisemitismo.


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