“La manifestazione organizzata oggi a
Roma in nome della cosiddetta “remigrazione” non può essere
considerata una delle tante iniziative politiche che animano il
confronto democratico. Essa rappresenta invece la diffusione di
una cultura politica fondata sulla discriminazione delle persone
in base alla loro origine, spesso per la loro pelle, per la loro
provenienza e, in ultima analisi, alla loro identità. Una
cultura che alimenta paura, esclusione e contrapposizione
etnica”. Lo afferma il capogruppo del Pd al Senato, Francesco
BOCCIA.
“La remigrazione – prosegue – non è una politica. È la
negazione dell’idea stessa di cittadinanza democratica. È una
deriva pericolosa che rischia di diventare ‘deportazione’. Per
questa ragione la remigrazione è incompatibile con lo spirito e
con la lettera della Costituzione italiana, che all’articolo 3
afferma l’eguaglianza e la pari dignità sociale di tutte le
persone e che fonda la Repubblica sul rifiuto di ogni
discriminazione. La nostra Costituzione nasce dalla sconfitta
del fascismo e del razzismo. Non riconosce gerarchie tra gli
esseri umani. Non distingue la dignità delle persone in base al
sangue, all’origine o all’appartenenza etnica. Non possiamo
ignorare che queste parole d’ordine stanno avanzando in tutta
Europa, alimentate da movimenti nazionalisti e identitari che
cercano di sostituire la convivenza democratica con la politica
della paura e dell’esclusione. Non è una deriva da
sottovalutare. È una sfida aperta ai valori democratici europei.
Per questo ci aspettiamo parole chiare da parte di tutte le
forze che sostengono il Governo. Giorgia Meloni, Matteo Salvini
e Antonio Tajani prendano nettamente le distanze da chi urla
‘boia chi molla’, da chi utilizza parole d’ordine che evocano
discriminazione, esclusione e ostilità verso intere comunità di
persone. Su questi temi non possono esistere ambiguità. Chi
governa una grande democrazia europea ha il dovere di affermare
con chiarezza che l’Italia è una Repubblica costituzionale,
antifascista e democratica, fondata sulla dignità della persona
e non sull’origine delle persone”.