Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, sulla sicurezza cosa imputate al governo Meloni?
«Governano da più di 3 anni e hanno fallito. Anziché garantire sicurezza fanno propaganda. Tutti vogliamo essere più sicuri, ma la sicurezza non si costruisce con la faccia feroce o annunci repressivi. Si costruisce con risorse vere per le forze dell`ordine: stipendi adeguati, più organici, più formazione, più mezzi. E soprattutto tenendo insieme sicurezza e coesione sociale. La stretta securitaria serve a coprire il nulla di fatto sul piano sociale ed economico».
Torino, Milano, le tensioni sociali, che succede nel Paese?
«Stiamo vivendo una fase di forte pressione sociale che il governo non comprende o finge di non comprendere. È l`effetto di due grandi trasformazioni: quella demografica e quella tecnologica. In Italia ormai quasi una provincia su tre ha più pensionati che popolazione attiva. Le grandi città si sovraccaricano, le periferie concentrano povertà crescente, le aree interne si svuotano. Allo stesso tempo il capitalismo digitale concentra ricchezza e potere, frammenta il lavoro, riduce le forme tradizionali di partecipazione. I giovani vogliono partecipare e le piazze sono il loro approdo naturale. In questo quadro aumentano le diseguaglianze e diminuiscono le tutele. Chi ha molto accumula di più, chi ha poco perde ancora, chi non ha nulla prova a farsi sentire. E cosa fa il governo? Anziché governare questi fenomeni, li combatte alimentando lo scontro».
Ma le violenze vanno condannate senza ambiguità.
«Assolutamente sì. Le violenze di Torino e Milano sono state gravi e inaccettabili. Vanno condannate senza esitazioni, e noi lo abbiamo fatto subito. Chi aggredisce le forze dell`ordine colpisce lo Stato. Ma non abbiamo sentito da destra una parola sulle violenze al liceo Righi. Per non parlare dei silenzi su CasaPound. Ricordo che a Torino c`erano migliaia di manifestanti pacifici. Isolare i violenti è un dovere, delegittimare il diritto di manifestare è un errore».
Il governo evoca gli anni di piombo.
«Evocare le Brigate Rosse o gli anni di piombo è grave e irresponsabile. Serve solo a costruire un clima di emergenza permanente. Il terrorismo fu sconfitto da una democrazia forte, unita e rispettosa dello Stato di diritto. Oggi, invece, si usa quella memoria per giustificare nuove strette autoritarie. L`ennesimo decreto sicurezza va letto così: nuovi reati, nuovi poteri, ma zero risorse. Panpenalismo e propaganda».
Il ministro Piantedosi in un`intervista al «Corriere» vi chiede collaborazione istituzionale.
«Noi collaboriamo ogni giorno alla difesa dello Stato e della democrazia. I nostri sindaci sono in prima linea sulla sicurezza senza ridurla alla repressione. Ma collaborazione non significa ratificare decreti già scritti. Significa discutere, migliorare, investire. La sicurezza non si costruisce contro lo Stato di diritto, ma dentro le regole democratiche».
Temete una deriva sui diritti?
«Alcune misure sono fuori dallo Stato di diritto. Per fortuna esistono i contrappesi costituzionali. La sicurezza non si costruisce comprimendo i diritti, ma rafforzando le istituzioni e la coesione sociale. Questo decreto ricorda da vicino il modello trumpiano: la paura come collante politico, il nemico interno come narrazione. Del resto è la logica che anima la destra sul referendum: la loro riforma della magistratura non migliora il funzionamento della giustizia. È solo il tentativo di colpire la separazione dei poteri, di delegittimare le istituzioni di garanzia e individuare nei magistrati altri nemici. Per loro lo Stato di diritto sancito nella nostra Costituzione è un intralcio alla concentrazione del potere».
Per voi il governo usa la sicurezza come diversivo?
«Sì. Serve a non parlare di salari che diminuiscono, affitti che aumentano, bollette e spesa alimentare sempre più care. Dal 2022 a oggi gli italiani stanno peggio. Anziché spiegare perché stipendi e pensioni perdono potere d`acquisto, il governo alza il livello dello scontro e ricorre alla repressione».
Se foste voi al governo, cosa fareste?
«Investiremmo seriamente sulle forze dell`ordine, sulla prevenzione, sulla messa in sicurezza dei territori. Abbasseremmo la tensione sociale, non la alimenteremmo. La sicurezza vera nasce da una democrazia che funziona, non da scorciatoie autoritarie».