“Stiamo leggendo l’ennesimo emendamento del Governo alla legge di bilancio, partorito dal vertice di ieri sera. Ci aspettiamo ulteriori chiarimenti sulle coperture, ma una cosa e’ gia’ chiara: ancora una volta emerge un atteggiamento punitivo e incomprensibile verso lavoratrici e lavoratori. Siamo davanti a un Governo bugiardo, inaffidabile, che promette una manovra ‘lineare e semplice’ e poi la riscrive a colpi di maxi-emendamenti, nel caos e nel ritardo. E soprattutto sceglie, sistematicamente, di ‘mettere in ordine’ i conti scaricando il prezzo su chi ha gia’ pagato di piu’: chi ha iniziato a lavorare presto, chi svolge mansioni gravose e usuranti, chi chiede soltanto regole chiare, stabili e rispettose dei diritti maturati”. Lo afferma il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia.
“La parte piu’ grave – ha aggiunto – e’ quella previdenziale. Non siamo davanti a un intervento tecnico: e’ una scelta politica. L’emendamento introduce misure che fanno cassa sulle pensioni e sui diritti. La relazione tecnica lo ammette: la minore spesa pensionistica cresce nel tempo, da 12,6 milioni nel 2026 fino a 130,8 milioni nel 2035. E’ il solito schema: si sposta l’asticella, si restringono le condizioni, si rinvia a un decreto successivo l’adeguamento delle tabelle attuariali, cioe’ si porta fuori dal confronto parlamentare cio’ che invece meriterebbe trasparenza e discussione”.
Il capogruppo Pd a Palazzo Madama ha aggiunto: “In parallelo, il Governo rimette mano a TFR e previdenza complementare, estendendo e rimodulando obblighi e soglie nel tempo (60 addetti nel 2026-2027, poi 40 dal 2032) e confermando l’impostazione dell’adesione automatica. Materie delicate, che riguardano scelte individuali e tutele, trattate come un pezzo di bricolage dentro un maxi-emendamento, senza un vero confronto di merito”.
Boccia ha sottolineato: “E come se non bastasse, arrivano anche tagli e rimodulazioni confuse e lineari che colpiscono diversi comparti, a partire da occupazione e formazione, trasporti e infrastrutture. Il Fondo sociale per occupazione e formazione viene ridotto: esattamente il contrario di cio’ che servirebbe per accompagnare persone e imprese nei cambiamenti. A questo
punto la domanda e’ inevitabile: che cosa hanno fatto lavoratrici e lavoratori al Governo Meloni per meritarsi questa punizione continua?”.