Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, come rispondete all`invito di Meloni a confrontarvi in questa difficile situazione?
«Mi pare che, da quello che ha detto alla Camera, questa ipotesi sia già tramontata. E ci ha messo dodici giorni a venire in Parlamento: avrebbe dovuto chiamarci all`inizio di questa crisi, come hanno fatto in passato con lei Mario Draghi per la guerra in Ucraina e Giuseppe Conte all`epoca del Covid».
È un no?
«La premier tenta in modo furbo di far vedere che condividiamo la responsabilità e stiamo tutti insieme. Mentre lei sta con Trump e noi no. Non vorremmo che finisse come con le riforme costituzionali, quando ci convocò a Palazzo Chigi e poi non l`abbiamo più sentita. Stavolta vogliamo prima delle risposte chiare».
Quali?
«Innanzitutto, non può continuare con l`ossimoro che “non condivide, ma non condanna” l`attacco americano e israeliano all`Iran, contro il diritto internazionale. Poi deve assicurare che le basi militari in territorio italiano non saranno usate fuori dagli accordi bilaterali con gli Stati Uniti. Serve un impegno sul fatto che non ci faremo trascinare in questa follia di Trump».
Perché la premier non prende questo impegno?
«Ideologia. Nel nuovo disordine mondiale prodotto da Trump e Netanyahu, persino le grandi potenze come la Cina, principale acquirente del petrolio iraniano, evitano di ideologizzare le alleanze. Solo l`Italia fa il contrario: ideologizza l`atlantismo di Trump e lo subisce, danneggiando l`Europa».
Meloni è in difficoltà?
«L`ho vista sottotono, in Senato mi è sembrata una passante, una commentatrice, che descrive il quadro e si ferma lì. Ormai il metodo Meloni è delegare l`imbarazzo. Quando la situazione si fa difficile, la presidente del Consiglio sparisce. Sulla politica estera ha delegato Tajani e Crosetto, sul caso Almasri il ministro Nordio e tutti hanno solo moltiplicato l`imbarazzo».
La vorreste in Aula anche la prossima settimana per parlare del Consiglio europeo.
«Oggi (ieri, ndr) abbiamo discusso di un Consiglio europeo di cui non conosciamo l`ordine del giorno. Ci hanno fatto votare alla cieca, umiliando il Parlamento. E se nei prossimi giorni succedono cose che cambiano il quadro internazionale?».
Ma avete chiesto voi che la premier venisse prima a riferire sulla crisi in Iran, no?
«Nessuno ha chiesto di accorpare le comunicazioni sull`Iran e sul Consiglio europeo. È stata lei, attraverso i capigruppo di maggioranza, a spingere per anticipare l`appuntamento. Così ha compresso il dibattito e calpestato le regole democratiche».
Perché ha voluto anticipare?
«Per togliere il confronto in Parlamento dalla settimana finale del referendum. Per evitare strascichi a livello mediatico e politico negli ultimi giorni di campagna referendaria. Sa che quella partita è in bilico e non vuole fornire occasioni alle opposizioni».
Avete ragionato su una risoluzione unitaria con M5s, Avs, Italia Viva e +Europa, ma non se n`è fatto nulla…
«Si poteva fare, come già avvenuto sull`Iran e sul Medio Oriente. Nelle risoluzioni dei singoli partiti c`erano diverse parti sostanzialmente uguali. Ma averci costretto a inserire anche i temi del Consiglio europeo ha reso più complicata una sintesi. Ci saranno altre occasioni».
La buona notizia è che la parte del “testardamente unitario” stavolta l`ha fatta Conte.
«Giuseppe sa quanto sia unitaria Elly, è un bene che anche lui ora cerchi di esserlo».


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