Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato, vede un solo filo conduttore nell`azione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Vive di toppe, annunci e provocazioni. Non gestisce nessuna delle crisi in corso: arranca, insegue i problemi».
La premier invece dice che mentre lei lavora per il Paese, voi “criticate dal divano”.
«Non ce la fa, è più forte di lei. Mai una volta in quattro anni che abbia davvero cercato di collaborare con l`opposizione. Evidentemente la lezione del referendum non le ha insegnato nulla. Quando andranno a casa – e sarà sempre troppo tardi – agiremo all`opposto: davanti alle emergenze nazionali, la prima mossa che faremo sarà chiamare le minoranze per coinvolgerle, e non per informarle, a cose fatte, attraverso la propaganda».
Questo viaggio nel Golfo può portare dei risultati?
«Meloni improvvisa un tour dalla sera alla mattina come se fosse l`amministratore delegato aggiunto dell`Eni. Per carità, se torna in Italia con prezzi più bassi per l`energia siamo tutti contenti, ma quanto può durare? Può dare sollievo ai bilanci di un paio di aziende pubbliche italiane, ma non mi pare che sia la risposta per le famiglie e le imprese».
Cosa dovrebbe fare?
«Vediamo solo iniziative estemporanee, non c`è una strategia. L`Arabia Saudita, gli Emirati e il Qatar sono in sofferenza per la folle strategia di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Se vuole trovare le soluzioni deve andare a Washington e a Tel Aviv a dire “fermatevi”».
«Quando non siamo d`accordo lo diciamo», sostiene Meloni.
«Ma quando? Continuano a vendersi come un “gran rifiuto” l`atterraggio negato a Sigonella, ma hanno solo rispettato i trattati. La notizia ci sarebbe stata se non l`avessero fatto».
Il taglio delle accise durerà solo un mese. Poi Giorgetti ha avvisato i suoi: i soldi sono finiti.
«Fin da subito abbiamo definito la misura poco più che un tampone. Ora è sempre più evidente: si naviga a vista. La premier agisce da sola, nei suoi tentativi manca sempre l`Europa».
Intanto Bankitalia ha rivisto al ribasso la crescita. Lo addebita al governo?
«Non hanno mai avuto una strategia industriale né una politica legata alla sicurezza energetica. Se per tre anni vivi di propaganda e di interventi spot, quando poi arriva lo shock globale sei più debole. Ora il Paese ne paga il prezzo».
Non solo: l`Istat conferma per il 2025 un rapporto deficit/Pil al 3,1%, sopra la soglia del 3% che ci avrebbe permesso di uscire dalla procedura d`infrazione.
«Salta la narrazione di un governo che si era venduto anche ai mercati come garante del rigore e della credibilità. Se l`indebitamento rimane a questo livello, il quadro di finanza pubblica ovviamente si complica e si restringono anche gli spazi per gli interventi futuri».
Quali saranno gli effetti sull`ultimo anno di governo? L`esecutivo aveva ben altri piani: più flessibilità per l`ultima legge di Bilancio.
«Appunto. Se metti insieme le proiezioni di Palazzo Koch e l`analisi dell`Istat, hai una perfetta fotografia del fallimento delle loro politiche economiche. Hanno lasciato il Paese esposto ai venti forti delle crisi internazionali».
Nel centrodestra ora si parla di ridiscutere il Patto di stabilità in Europa. È la strada?
«Sarebbe prima di tutto una contraddizione politica: negli ultimi anni hanno sempre fatto l`occhiolino ai conservatori tedeschi, che sono i più restii a rivedere i vincoli».
Ma servirebbe?
«Noi, con il governo Conte, chiedemmo una deroga in piena pandemia, ma il Paese era fermo. Può essere un`ipotesi. Quello che io contesto alla destra è che valutano di chiedere più debito senza avere una strategia su come usarlo».
Il Pd come lo userebbe?
«Prima del debito, andiamo veramente a prendere l`extra-gettito dovuto ai rincari energetici. Servono misure di protezione dei redditi, per le famiglie vulnerabili e le piccole imprese».