Le sfide di Puglia e Campania sono nevralgiche per il « futuro del Sud e del Paese», premette Francesco Boccia (nella foto), capo dei senatori del Pd, ieri a Napoli per un`iniziativa elettorale con la dem Enza Amato e il candidato presidente Roberto Fico. Perché sono così importanti queste due sfide?
«Campania e Puglia sono oggi le due regioni che più di altre hanno cambiato il destino del Mezzogiorno. La Campania negli ultimi dieci anni e la Puglia negli ultimi venti hanno costruito un percorso di crescita reale, fatto di investimenti, reputazione, attrattività, filiere produttive nuove, innovazione universitaria e industria culturale».
Merito anche dei governatori uscenti, non trova?
«Questo va detto con chiarezza: se oggi queste due regioni trainano il Sud, è anche grazie al lavoro dei loro presidenti. In Puglia Nichi Vendola ha aperto una stagione politica e culturale nuove e Michele Emiliano l`ha consolidata e l`ha portata dentro una dimensione europea. In Campania Vincenzo De Luca ha garantito stabilità istituzionale, investimenti costanti e una capacità amministrativa che ha reso possibile questa crescita».
Eppure spesso, anche nel suo partito, si fa fatica ad ammetterlo.
«Io non ho nessuna difficoltà: non riconoscere tutto questo sarebbe ingrato e supponente. Perché ciò che raccogliamo oggi è anche il frutto del lavoro fatto negli anni scorsi, con continuità e senso delle istituzioni. Ma ogni fase storica ha le sue sfide: ora dobbiamo parlare di futuro, di transizione digitale ed energetica, di nuova manifattura, di logistica mediterranea, di diritti sociali e di politiche per i giovani».
Ma non crede che si stanno caricando un po` troppo di significato politico queste regionali?
Potrebbe anche essere un rischio. «È vero che le vicende locali non determinano automaticamente quelle nazionali ma è altrettanto vero che l`Italia non può permettersi leader solitari né territori che viaggiano da soli. Servono comunità politiche, partiti che tornino a essere soggetti collettivi, capaci di sostenere lo sviluppo dei territori e, allo stesso tempo, di costruire una prospettiva nazionale. Per questo l`asse tra i partiti nazionali e due figure come Antonio Decaro e Roberto Fico con accanto la coalizione di centrosinistra sarà fondamentale: rappresentano due regioni che, insieme, possono rendere il Mezzogiorno motore principale della crescita italiana».
Il laboratorio Campo largo vale anche come schema per le politiche 2027?
«Per me esiste il centrosinistra, campo largo è una semplificazione giornalistica. È il centrosinistra non è un accordo elettorale ma esiste nel Paese e va solo unito con la costruzione dell`alternativa. Grazie al lavoro di Elly Schlein siamo uniti in tutte le regioni e domani lo saremo per offrire all`Italia del 2027 un`altra strada: un Paese più giusto, più solidale, più moderno e più umano, l`esatto contrario dell`Italia incattivita e impoverita che la destra sta lasciando in eredità».
Torniamo alla Campania che sta registrando trend di crescita inaspettata negli ultimi mesi.
«Quando si parla della Campania, troppo spesso si parla solo di problemi. Qui invece oggi siamo davanti alla vera forza produttiva di questa regione: le piccole e medie imprese. Quelle che danno lavoro, quelle che innovano, quelle che resistono nei momenti difficili. E che oggi, nonostante tutto, continuano a far crescere Napoli più di tante città del Nord Europa».
Crescita che potrebbe rallentare secondo lei? Il governo procede a passo di carica con l`Autonomia.
«Usciamo fuori da qualsiasi equivoco: gli articoli da1123 al128 della legge di bilancio, quelli che riguardano i Lep, vanno tolti subito! Perché non sono un dettaglio tecnico ma il tentativo trasparente di Calderoli di aggirare la Corte Costituzionale dopo il suo richiamo sull`autonomia differenziata. Usare i LEP, che dovrebbero garantire diritti universali come sanità, scuola, trasporto locale, assistenza, per disegnare un`Italia dove ogni regione si arrangia con i propri residui fiscali, significa una sola cosa: cristallizzare le diseguaglianze. Renderle permanenti. Farne legge. E se questa logica dello Spaccaltalia passa, a pagare saranno proprio i territori che stanno correndo di più: la Campania, Napoli, il Mezzogiorno».
E cosa?
«Negli ultimi mesi questo governo non ha fatto altro che demolire tutte le misure per la crescita del Mezzogiorno. A cominciare dalla decontribuzione che ha permesso a migliaia di imprese del Sud di assumere, investire, creare lavoro stabile è stata cancellata per inserire misure piccole, frammentate, incerte. Ma le imprese non possono programmare se ogni anno cambiano le regole. E poi la Zes unica che rischia di diventare un gioco per pochi grandi gruppi. Senza procedure semplici, senza sportelli unici veri, senza scadenze realistiche: le piccole imprese ne restano fuori. Ed una Zes senza Pmi non ha futuro. E i tagli del Fondo sviluppo e Coesione anche se il governo camuffa tutto sotto la voce rimodulazione. Ma pure cambiando nome avremo meno cantieri, meno infrastrutture e servizi. E ci rimette Napoli e la Campania».
La sua proposta?
«Non bonus annuali e misure risicate ma una decontribuzione Sud stabile per 5 anni».
Il centrodestra ha messo sul tavolo con un emendamento il condono edilizio del 2003.
«Più che un emendamento a noi sembra una promessa da campagna elettorale. Siamo curiosi di sapere cosa ne pensa la Meloni».