Caro direttore,
nel dibattito che in queste ore ha investito il Partito Democratico sul tema dell’antisemitismo si è tentato, ancora una volta, di costruire artificialmente l’immagine di un partito diviso. Ma la realtà è molto più semplice: il disegno di legge presentato dal senatore Delrio è un’iniziativa a titolo personale, legittima ma non rappresentativa della posizione del Pd. Una posizione che è, e rimane, limpida e non negoziabile. Chi si è formato con le parole di Primo Levi non accetta lezioni da nessuno su questo terreno. Men che meno da una destra post-fascista che da inizio legislatura tenta di piegare il Parlamento a un uso strumentale della memoria, mescolando antisemitismo, geopolitica e propaganda nel tentativo di delegittimare ogni critica al governo israeliano. È un’operazione politica pericolosa, perché confonde i piani proprio mentre il mondo vive una delle fasi più drammatiche della sua storia recente.
In Commissione Affari costituzionali, il Pd ha agito invece con rigore e coerenza. Il capogruppo Andrea Giorgis ha ribadito in ogni seduta, fin dalle prime audizioni, una linea chiara: l’antisemitismo è una piaga terribile che rischia di tornare a dilagare. Gli ebrei, in quanto ebrei – bisogna far capire anche ai più giovani – non hanno alcuna responsabilità dell’orrore che si è consumato nella striscia di Gaza e delle violenze dei coloni israeliani che continuano a perpetuarsi in Cisgiordania. Così come i musulmani, in quanto musulmani, non hanno alcuna responsabilità del pogrom del 7 ottobre compiuto dai terroristi di Hamas.
Dobbiamo cercare di contrastare l’odio e l’ignoranza che spesso lo alimenta, senza tentennamenti, senza ambiguità, anche attraverso nuove norme e nuovi istituti giuridici, ma senza ricercare un consenso facile e strumentale, e dobbiamo farlo tutti insieme, in ogni città: ebrei, cristiani, musulmani, credenti e non credenti, progressisti e conservatori. E lo si deve fare cercando di tenere insieme antisemitismo, islamofobia e tutte le forme di istigazione all’odio. Non per diluire, sia chiaro, ma per rafforzare. Non per relativizzare, ma per costruire un impianto giuridico solido ed efficace, che protegga davvero la convivenza democratica.
Ed è proprio questa serietà che rende ancora più evidente quanto sia sbagliato, oggi più che mai, introdurre testi che rischiano di diventare bandierine identitarie, invece che strumenti per unire. Perché il contesto internazionale è devastante: nella Striscia di Gaza abbiamo superato i 67.000 morti, milioni di sfollati, ospedali distrutti, carestia indotta, un collasso umanitario che le Nazioni Unite definiscono “senza precedenti”.
La Commissione indipendente dell’Onu ha parlato apertamente di atti di genocidio, indicando responsabilità precise nelle massime cariche politiche e militari israeliane. Di fronte a questa realtà, il Partito Democratico, insieme ad altri gruppi dell’opposizione, ha scelto la strada della verità e della giustizia internazionale sostenendo pienamente il lavoro della Corte Penale Internazionale per non chiudere gli occhi davanti alle responsabilità personali del premier Netanyahu e dei ministri Ben-Gvir e Katz.
È la prova concreta che non facciamo sconti a nessuno. È la dimostrazione che la lotta all’antisemitismo non si indebolisce se si denunciano i crimini di un governo: al contrario, si rafforza. Perché non c’è memoria autentica senza il coraggio della verità. In questo clima confuso, la destra italiana continua invece a fare ciò che le riesce meglio: mescolare piani diversi, insinuare che criticare il governo israeliano significhi indebolire la lotta all’antisemitismo, accusare di ambiguità chi difende il diritto internazionale. È un’operazione culturale grave, che allontana le nuove generazioni: quei giovani che, dalle Americhe al Sudafrica, dall’Europa all’Asia, non si sono mai messi d’accordo tra loro e non sono affatto antisemiti ma semplicemente non accettano più massacri e prevaricazioni.
Siamo noi, allora, che dobbiamo ricucire il filo della memoria con il filo della giustizia. Difendere l’eredità dell’Olocausto scatenato dalla cultura nazifascista significa proteggere ogni religione e ogni identità: ebrei, islamici, cattolici, protestanti, ortodossi, e chiunque trovi nella fede o nella spiritualità un senso del mistero e della dignità umana. Significa rifiutare la logica secondo cui le religioni diventano strumenti di guerra o di convenienza geopolitica. Significa trasformarle in ponti, non in confini. Per questo la posizione del PD è chiara oggi come ieri: la lotta all’antisemitismo ci unisce; la difesa del diritto internazionale ci guida; la memoria ci obbliga a non distogliere lo sguardo da nessuna vittima. È su questo terreno che il nostro partito si muove, anche quando qualcuno prova a dividerlo. Perché la memoria si difende unendo, non costruendo steccati. E la giustizia si afferma dicendo la verità, non smarrendo il coraggio”.