“L’8 agosto 1991 ero uno studente che stava completando la tesi di laurea in una Bari quasi già in ferie. Ricordo il passaparola improvviso quando la nave Vlora entro’ nel porto di Bari e corremmo tutti al porto per provare a far qualcosa. Su quella nave c’erano circa ventimila donne, uomini e bambini, ammassati uno sull’altro, partiti da Durazzo inseguendo una speranza. Era impossibile guardare quella nave senza sentirsi interrogati come esseri umani prima ancora che come cittadini.
In quei giorni Bari fu travolta da una prova immensa. Eppure ebbe la fortuna di avere un sindaco come Enrico Dalfino che, anche a costo di scontrarsi con il Governo e con il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ebbe il coraggio di dire una frase rimasta nella storia: “Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza”. Parole di un uomo delle istituzioni. Che differenza dai Bignami di oggi che per pura propaganda usano parole vergognose nei confronti del Pd!
Oggi nessuno mette in discussione da che parte stesse la ragione morale. Siamo sempre orgogliosi di quella pagina. Siamo orgogliosi del legame costruito con il popolo albanese, diventato parte della nostra comunità, della nostra economia, delle nostre famiglie. Se allora avessero prevalso il cinismo, i nazionalismi e la cultura della paura che oggi sentiamo riproporre, di quella stagione non conserveremmo un motivo di orgoglio ma una vergogna collettiva.
Le immagini di Ceuta ci riportano davanti allo stesso interrogativo morale. Decine di migliaia di persone hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola, molte gettandosi in mare. Almeno 57 esseri umani hanno perso la vita. La Guardia Civil, i soccorritori e perfino l’esercito sono impegnati a salvare vite umane, mentre Pedro Sánchez si è recato personalmente sul posto per seguire l’emergenza.
E invece di fermarsi davanti a questo lutto, una parte della politica europea ha scelto la propaganda.
Il Governo Meloni ha perfino sospeso Schengen nei confronti della Spagna, alimentando una narrazione che non regge ai fatti. Ceuta non fa parte dell’area Schengen e chi arriva lì non può entrare liberamente né nella penisola spagnola né nel resto dell’Unione europea. Parlare di “chiudere Schengen” significa agitare una paura che non corrisponde alla realtà.
La verità è un’altra. La verità è che davanti a 57 vite spezzate, anziché prevalere il dolore, il rispetto e il senso di responsabilità, hanno prevalso il calcolo politico, il cinismo e la propaganda.
Le frontiere si controllano. I trafficanti si combattono. Le regole europee si rispettano. Ma c’è un limite che una democrazia non dovrebbe mai oltrepassare: usare la morte e la disperazione di esseri umani per raccogliere consenso.
Tra molti anni nessuno ricorderà chi avrà guadagnato un punto nei sondaggi in queste ore. Si ricorderà invece chi, davanti a decine di migliaia di persone in fuga e davanti a cinquantasette morti, avrà scelto l’umanità e chi avrà scelto la propaganda.
È questa, alla fine, la differenza tra la politica che costruisce la storia e quella che sarà ricordata come una delle sue pagine più buie”. Così sui sui profili social il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.


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