“Oggi ci troveremo di fronte ad una forzatura del calendario da parte della destra. L’agenda del Senato prevedeva che si discutesse il ddl che riguarda il Media Freedom Act e poi il ddl sull’antisemitismo e poi il provvedimento sulla rigenerazione. Invece la destra oggi negherà il confronto sul Media Freedom Act perchè non vuole parlare di riforma della Rai. Il motivo è semplice: la destra sul tema è divisa. E dei provvedimenti su cui la destra è divisa non si discute. Ormai questa è la prassi. Oggi poi chiederemo nuovamente che venga urgentemente Giorgia Meloni in aula, come abbiamo già chiesto con una lettera dei capigruppo di opposizione, a dirci quale è la posizione dell’Italia sulla guerra in corso, perché di guerra si tratta, dopo l’ambigua informativa del ministro Taliani davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite.
Nel merito del provvedimento sull’antisemitismo che discuteremo in questi giorni il gruppo si è già confrontato in una precedente assemblea. Il Pd ha presentato un proprio ddl.
Nel merito del ddl che è stato assunto come testo base restano nostre perplessità, a partire dal fatto che non sono previste risorse a sostegno, e dubbi sull’articolo 1 e 2.
La questione della definizione IHRA e della sua possibile estensione resta aperta e noi continuiamo ad essere critici su quella definizione. E come sappiamo, il dibattito su quella definizione è aperto anche nel mondo ebraico.
Non è difficile immaginare casi in cui una critica radicale alle politiche di un governo venga qualificata come “doppio standard” o “delegittimazione”, anche se rivolta a scelte concrete e non all’identità ebraica.
Per questo che nel 2021, cinque anni dopo l’adozione IHRA, oltre 200 studiosi, molti dei quali ebrei e specialisti di antisemitismo, hanno ritenuto necessario elaborare la Dichiarazione di Gerusalemme.
Non per negare l’antisemitismo, ma per chiarire meglio la linea di confine tra antisemitismo e critica politica legittima.
Se la definizione IHRA fosse stata unanimemente percepita come chiara e non problematica sul piano applicativo, non si spiegherebbe l’esigenza di una seconda definizione alternativa, scientificamente argomentata.
È vero che IHRA tutela formalmente la critica a Israele.
È altrettanto vero che una parte autorevole del mondo accademico ebraico ritiene che la combinazione tra clausola generale ed esempi possa generare ambiguità interpretative.
Il dubbio, dunque, non è ideologico. È tecnico e giuridico.
Per raccogliere l’esortazione della senatrice Segre abbiamo chiesto di accogliere emendamenti al testo che superano, secondo noi, l’ambiguità di quella definizione: durissimi contro l’antisemitismo ma aperti alla possibilità di critica allo Stato di Israele. E’ una proposta accolta da tutti i gruppi di opposizione. Se la maggioranza dovesse accogliere questi emendamenti il Pd voterà sì al testo base sull’antisemitismo. E oggi cercherò fino all’ultimo di trovare un accordo con la maggioranza. Se non fossero accolti, pur ribadendo l’accoglimento del provvedimento nelle sue intenzioni e nel suo complesso, nel voto finale ci asterremo”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia all’assemblea del gruppo del Pd.


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