“Giorgia Meloni continua ad essere allergica ad un corretto rapporto con il Parlamento. Oggi siamo alle Camere per ascoltare le comunicazioni di due ministri sugli impegni del nostro Paese nell’ambito di una crisi internazionale provocata da Trump e Netanyahu. Per questo avevamo chiesto che fosse la Presidente del Consiglio a venirci a dire quale era la collocazione italiana dentro questo pericoloso scenario. Non siamo in guerra, ha detto in una intervista Giorgia Meloni, ma le conseguenze della guerra che sta incendiando una parte del mondo sta entrando dentro la vita delle nostre famiglie e delle nostre imprese. I costi dell’energia aumentano, le bollette aumentano, il prezzo del carburante è schizzato alle stelle.
Per questo pensiamo che fosse doveroso che Giorgia Meloni fosse oggi in Parlamento a spiegare quale è la strategia del governo italiano. Ora apprendiamo invece che la Premier sarà in Parlamento l’11 marzo per parlare della situazione internazionale e per poi anticipare il suo intervento in vista del Consiglio europeo previsto per il 18 marzo. Siamo di fronte ad un uso ‘a la carte’ del Parlamento da parte di Giorgia Meloni. Sarebbe stato urgente che oggi lei fosse qui a dirci quali sono le responsabilità che il nostro governo intende assumersi dentro la crisi che stiamo vivendo. Ora ha deciso che verrà l’11? Bene. Ma non può decidere di non venire il 18, in vista del Consiglio europeo. Non possiamo accettare che Giorgia Meloni consideri il Parlamento cosa sua: si viene in Parlamento il giorno prima del Consiglio europeo, non quando lo decide lei. Per l’Iran era urgente lo facesse oggi e se verrà l’11 l’ascolteremo. Quella dell’Iran è una emergenza senza precedenti che richiede un intervento urgente ma che la Presidente del Consiglio provi a mettere insieme l’11 e il 18 fa sorgere un solo sospetto, ossia che nella settimana del referendum non voglia dibattiti in Aula. È
preoccupata non per il Paese, non per l’Iran ma per il referendum”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia conversando con i giornalisti prima delle comunicazioni dei ministri Tajani e Crosetto in Senato.