“Ora devono deporre la clava. Il comune
denominatore di questi tre anni e mezzo è stato: noi abbiamo vinto e
comandiamo e l’opposizione è un fastidio. Ora basta. Nell’ultimo anno
di legislatura, se ne sono in grado, devono fare esattamente l’opposto
di quello che hanno fatto fin qui”. Francesco Boccia, capogruppo Pd al
Senato, dice di aspettarsi dei “segnali” in questo senso, dopo la
vittoria del No e la bocciatura della riforma Nordio da parte degli
italiani. Quali? “Certamente il ritiro della vergognosa riforma sul
Premierato, quella sui ballottaggi dei comuni e -dice all’Adnkronos-il
ritiro della proposta sulla legge elettorale”.
“Io penso che se c’è un messaggio arrivato dal Paese a tutti, e in
particolar modo alla destra di governo, è basta spaccare il Paese,
basta dividere il Paese sulle regole del gioco. Noi ci aspettiamo in
queste ore che ritirino la vergognosa riforma costituzionale sul
Premierato che tocca direttamente i poteri del Presidente della
Repubblica, a partire dal scioglimento delle Camere, e tutti gli
annessi e connessi su cui sono andati avanti colpi di pesanti
forzature in Parlamento. Mi riferisco per esempio all’abbassamento
della soglia dal 50 al 40% per i ballottaggi negli enti locali.
Un’altra cosa di una gravità enorme passata, nonostante il rumore
fatto in Parlamento, sotto silenzio nel dibattito pubblico. Lo dico
perché ogni volta che il centrodestra è andato avanti a pesanti colpi
di maggioranza, rifiutando qualsiasi confronto, o si sono schiantati
contro il voto popolare o contro le regole della Costituzione. Penso
all’Autonomia fermata dalla Corte Costituzionale con la modifica di
sette articoli. Quindi, o ripristinano un minimo di rispetto delle
regole del gioco oppure veramente non ci si può sedere perché ogni
volta che ci siamo seduti, hanno fatto esattamente l’opposto”.
“A Meloni -prosegue Boccia- gliel’ho detto anche in aula, l’ultima
volta che è venuta. Le ho ricordato che quando ci aveva invitato a
discutere di riforme costituzionali, noi ci siamo andati tutti in
delegazione, dopodiché non abbiamo più avuto notizie e dopo qualche
mese ci siamo ritrovati il testo della riforma sul Premierato in
Parlamento depositata con la solita formula di questi tre anni e
mezzo: questa è e non si tocca”.
“Il comune denominatore di questi tre anni e mezzo è
stato: noi abbiamo vinto e comandiamo e l’opposizione è un fastidio.
Così è molto difficile sedersi e parlare. Quindi -aggiunge Boccia- ci
aspettiamo dei segnali. In questo c’è certamente il ritiro della
riforma sul Premierato e così come quello sui ballottaggi dei comuni.
Perché sono due riforme che rientrano nel loro quadro di insofferenza
verso i pesi e i contrappesi istituzionali. Hanno l’ossessione per i
quorum di garanzie costituzionali e con quella legge chi vince si
prende tutto. A partire dal voto autonomo sul Presidente della
Repubblica. Per non parlare della elezione dei giudici della Corte
Costituzionale su cui oggi invece maggioranza e opposizione devono
sedersi, come è avvenuto a dicembre scorso. E poi farebbe avvicinare
molto al quorum per la modifica costituzionale senza referendum e
questa è una cosa inaccettabile, non è proprio pensabile”.
“Ecco perché non ci sono proprio le condizioni, servono segnali
chiari. Devono fermarsi, devono deporre la clava e devono, se ne sono
in grado, nell’ultimo anno di legislatura fare esattamente l’opposto
di quello che hanno fatto fin qui”. Quanto alla possibilità di
modificare il Rosatellum, Boccia osserva: “Io non votai il Rosatellum
nemmeno allora, lo dissi anche in chiaro che era un errore. Ma al di
là di questo, Meloni ha una maggioranza in Parlamento che non ha mai
avuto nemmeno Berlusconi. Non è che cambi le leggi solo perché ti sei
indebolito”.
Ma il centrosinistra era diviso nel 2022… “Ecco, allora lo
ammettano. In tre anni e mezzo abbiamo sempre sentito la narrazione
che il popolo ha scelto lei. Loro sono maggioranza in Parlamento ma
minoranza nel Paese, perché le opposizioni insieme avevano
semplicemente più voti. Loro non lo hanno mai ammesso, ora c’è
un’ammissione postuma. La verità è che vogliono cambiare la legge
elettorale perché sanno di essere minoranza e provano a cambiare le
regole del gioco. Detto questo tutto si può fare nella vita se si è
corretti e trasparenti e se lo si fa con l’opposizione unita, non
contro contro l’opposizione. Finora hanno solo fatto scelte contro
l’opposizione”.
Ieri Conte ha aperto alle primarie. A destra dicono già
che saranno uno scontro fratricida. C’è questo rischio? “Le primarie
sono una festa di democrazia a cui la destra non è abituata, noi sì.
Hanno sempre rafforzato e unito la coalizione e ci hanno sempre fatto
vincere le elezioni politiche. Elly è nata testardamente unitaria e
continuerà ad esserlo perché vogliamo mandare a casa la destra. Forse
non è chiaro a molti, ma tre anni fa si è aperta una stagione politica
nuova nel centrosinistra in Italia, e abbiamo l’ambizione di
completare questo lavoro, e anche in Europa, cosa che si sta facendo
con grande fatica nel tempo dei nazionalismi peggiori. Quindi non c’è
nessuna guerra, non c’è mai stata e mai ci sarà. Ci sarà inclusività,
apertura, rigenerazione. Elly è una donna che ha dimostrato di aprire
il partito alla società e di rendere il partito un luogo democratico
in cui c’è un confronto e poi si decide”. Le primarie potrebbero
essere a gennario? “Non lo so, lo vedremo”.
Ieri tanti giovani sono andati al voto, saprete ‘fidelizzare’
quell’elettorato? “Dobbiamo essere all’altezza delle nuove
generazioni, la generazione Z e devo dire anche della fiducia dei
tanti anziani che ci hanno votato, perché la verità è che la
Costituzione è stata difesa da quasi 15 milioni di italiani. La
differenza l’hanno fatta incredibilmente, tenendosi per mano, i
giovanissimi e, diciamo, gli antifascisti militanti, quelli con il
fazzoletto dell’Anpi al collo di 80, 90 anni. Mi spiace che non lo
abbia capito la presidente del Consiglio che ha il privilegio di
essere la presidente di un paese antifascista”.