Il capogruppo Dem al Senato: l`unità delle forze progressiste è una scelta culturale e non un artificio tattico. Fico e Decaro leader autorevoli, asse contro l`Autonomia
La Campania e la Puglia hanno dimostrato una cosa semplice: quando le forze progressiste scelgono l`unità, quando si mette al centro la vita reale delle persone anziché i protagonismi, vince la politica buona», ragiona il capo dei senatori del Pd Francesco Boccia.
In Puglia e Campania, premiato l`asse Pd-M5s in cui lei ha sempre creduto.
«Il modello non è un artificio tattico, è una scelta culturale. E il messaggio che arriva dalle regioni del Sud è che questa coalizione nel `27 può mandare a casa il governo Meloni. La collaborazione, che qualcuno guardava con diffidenza, tra Pd, M5s e Avs e le forze politiche civiche o liberai che si ritrovano in casa riformista, oggi è riconosciuta come la via per battere una destra. E sì, è vero: sono stato tra i primi più di dieci anni fa a sostenere la necessità dell`alleanza tra Pd e M5S e insisto. Non per spirito di schieramento, ma perché ho sempre pensato che ci fosse un comune sentire nelle battaglie per i più deboli ed è la strada maestra per costruire un`alternativa credibile alla destra oggi al governo».
Non è esagerato dire, perché in Campania è stato sconfitto un viceministro, parlare di una vittoria contro il governo?
«Non è una questione personale. La sconfitta di un viceministro è il simbolo di ciò che è accaduto: il governo Meloni ha tentato di trasformare un`elezione di una grande regione del Sud in un test nazionale e lo ha fatto con una presenza continua, quasi ossessiva, dei suoi ministri, della premier e dei vice. Immagine che sarà ricordata a lungo per quei saltelli sul palco contro un comunismo immaginario. Hanno politicizzato tutto e sono stati sonoramente sconfitti. La verità è che il Paese, a partire dal Sud, comincia a non credere più alla narrazione ottimistica della destra: vede che l`inflazione ha tagliato salari e pensioni, che l`autonomia leghista spacca l`Italia, che sulla giustizia si tenta un controllo degli equilibri democratici, che in Europa siamo ambigui e in politica estera l`Italia è sempre più marginale. Le urne hanno solo certificato questa distanza tra propaganda e realtà».
Non c`è il rischio di montarsi troppo la testa?
«Il rischio di sottovalutare gli avversari nel Pd di oggi non esiste. Siamo ogni giorno, con la segretaria in testa, per strada e nei luoghi delle sofferenze. Mandar via questa destra è un imperativo e per questo non va sottovalutato nulla. Siamo un partito che ha iniziato una fase nuova, che sta crescendo nei consensi perché guarda al Paese reale. Le liturgie
del passato non torneranno: niente autosufficienze, niente chiusure, niente rotture della coalizione, niente illusioni».
Intanto la leader dem vuole velocizzare sul cantiere per le politiche ma Conte sembra frenare.
«Io credo che il confronto tra forze della coalizione sia fisiologico e sano. Schlein così come altri alleati hanno ragione a voler accelerare perché il Paese non può aspettare le tattiche di nessuno: serve preparare una proposta forte, alternativa, concreta. Conte invita alla prudenza? La prudenza evita gli errori, il rinvio li moltiplica: sono parenti, ma non vanno confusi. Discutiamo nel merito, senza tatticismi. L`importante è una cosa sola: arrivare alle politiche con un centrosinistra ampio e una credibile proposta di governo. Gli elettori ci chiedono questo, non certo un dibattito su chi debba rallentare o accelerare».
I rischi dell`Autonomia: cosa può fare questo il fronte Decaro-Fico?
«I rischi dell`Autonomia differenziata sono enormi ma il fronte Decaro-Fico può fare molto, perché unisce due grandi regioni italiane, spina dorsale del Sud, con leadership autorevoli, radicate e credibili. Possono parlare ai territori, ai sindaci, alle comunità sociali, e costruire un`opposizione civica e istituzionale a un progetto che incrina l`unità nazionale. L`ho detto in tutti i dibattiti in campagna elettorale: i due presidenti appena insediati avranno una battaglia comune da portare avanti con i nostri altri presidenti di regione: lo stop alla definizione dei Lep in legge di Bilancio».
Se la legge elettorale non cambia chi potrebbe guidare il centrosinistra? E come sceglierlo?
«La legge elettorale non si cambia per paura di perdere, come sta provando a fare la destra. Che ha capito, ce lo dicono anche le analisi del voto di domenica, che potrebbe perdere diversi collegi del Sud se il centrosinistra si presenterà unito. Per quello che riguarda la guida della coalizione credo che il partito più forte abbia legittimamente l`ambizione di esprimere la leadership. Poi ci possono essere altre strade come le primarie, come ha ricordato anche la segretaria. Io credo che da queste elezioni la sua leadership esca rafforzata».