‘Lavoro non sia trappola di povertà’
“L’Italia rischia di restare un Paese dove si lavora più degli altri ma si guadagna meno degli altri. Il lavoro non può essere una trappola di povertà”, dice Francesco Boccia, intervenendo agli ‘Stati generali della Ripartenza’ in corso a Bologna, e proponendo un Patto per la Produttività capace di incidere sul futuro del Paese “come fece il Protocollo del 1993”.
Secondo Boccia, “la produttività non è una variabile tecnica: è la condizione della nostra libertà economica, la frontiera che decide se l’Italia cresce o arretra”. Con la fine del PNRR, avverte, “riemergono tutti i limiti strutturali che avevamo solo temporaneamente compensato: senza una strategia seria rischiamo un ritorno alla stagnazione”.
Il quadro attuale, sottolinea, è preoccupante: “L’occupazione cresce ma la produttività crolla. È una dinamica malsana, trainata da settori a basso valore aggiunto e da lavoro poco qualificato. Così i salari reali restano fermi e i lavoratori diventano più poveri”. Per Boccia, la situazione è aggravata “da un costo del capitale aumentato del 30% e da imprese che non investono più”.
Di qui la proposta di un Productivity Act: “Serve un patto vero tra Stato, imprese e forze sociali. Una strategia pluriennale che rimetta al centro innovazione, competenze, digitalizzazione, capitale umano e crescita dimensionale delle imprese. Solo così possiamo restituire al lavoro dignità, salario e prospettiva”.
Tra le priorità indicate: più investimenti in ricerca e sviluppo, incentivi selettivi per l’innovazione, formazione certificata 4.0, rafforzamento della filiera tecnico-professionale e universitaria. “Abbiamo il dovere di colmare il ritardo nelle competenze digitali e di aumentare il numero dei laureati STEM”, afferma Boccia.
Un passaggio decisivo riguarda il Mezzogiorno: “I divari territoriali non possono più essere tollerati. Servono infrastrutture, servizi, capacità amministrativa e investimenti veri, non annunci. Le risorse di coesione non sono un bancomat, vanno monitorate con serietà e finalizzate alla produttività”.
Infine, il tema dei salari: “La produttività non cresce senza salari adeguati. Se i lavoratori non hanno potere d’acquisto, non c’è domanda interna e non c’è crescita. Ridurre il lavoro povero è una scelta economica, non solo sociale”.
“Questo è il momento di un nuovo patto sociale”, conclude Boccia. “Un progetto che renda l’Italia più forte, più giusta e più competitiva. È il tempo della responsabilità.