Sull’esame del decreto ponte in aula
“questa volta il ritardo e il modo in cui i lavori sono stati
condotti non sono ascrivibili a procedure farraginose o a pareri
non compresi. E’ avvenuto perché dentro la maggioranza non
c’erano le stesse posizioni su temi importanti. Ad esempio 2,1
miliardi sono stati spostati dal ponte sullo Stretto a Cassa
depositi e prestiti senza che sia mai stato discusso e ancora
ora il Parlamento è ignaro su cosa si intenda fare con quei 2,1
miliardi. E si è deciso, attraverso il ministero delle
Infrastrutture, di definire una serie di priorità sul territorio
che assomigliano molto alla vecchia legge mancia. Insomma alcune
persone hanno deciso che alcune opere sono più prioritarie di
altre e la commissione Ambiente non ha potuto mettere becco”.
L’ha detto in aula il presidente dei senatori del Pd, Francesco
Boccia aggiungendo che il codice appalti è stato totalmente
derogato e i commissari hanno un potere abnorme, ma anche qui il
Parlamento non è riuscito a dire la propria”.


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