“Non c’è dubbio che episodi come quelli visti negli ultimi giorni, comprese immagini offensive come la foto bruciata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, danneggino qualsiasi causa. Sono fatti che non appartengono al confronto civile e sono stati giustamente condannati”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia nel corso del confronto andato in onda su Rai per le Tribune di Rai Parlamento dedicate al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
Nel confronto televisivo – che ha visto schierati per il “No” Stefano Antonio Scaduto del Comitato nazionale De Gasperi e Moro e lo stesso Boccia, e per il “Sì” Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Gaetano Scalise dei Nuovi Moderati – Boccia ha ribadito le ragioni dell’opposizione alla riforma: “In Parlamento questa riforma è partita male ed è andata avanti peggio. Nel Paese il percorso è nato con un errore di metodo: il ministro Nordio si è presentato con un disegno di legge del governo dichiarando che non andava modificato. Un atteggiamento irrituale e irrispettoso nei confronti del Parlamento. In quattro passaggi parlamentari non è stata accolta alcuna modifica e il risultato è stato quello di spaccare il Paese”.
Boccia ha quindi concluso sottolineando il nodo politico della riforma: “La destra sostiene che si tratti di separare le carriere, ma in realtà questo disegno di legge separa le magistrature e crea due magistrature distinte. È uno dei motivi principali per cui siamo nettamente contrari a questa riforma”.
Il presidente dei senatori dem ha poi espresso forti critiche al pacchetto di riforme istituzionali promosso dalla maggioranza: “La Costituzione viene di fatto scassinata: si modificano sette articoli della Costituzione della Repubblica Italiana. Questa riforma va letta insieme alla pessima riforma del premierato, anch’essa voluta fortemente dalla destra e approvata senza accogliere alcun tentativo di modifica”.
Secondo Boccia, i due interventi legislativi devono essere considerati congiuntamente: “Le due riforme – quella sulla giustizia e quella sul premierato – hanno un comune denominatore: mettono le mani sui poteri del Presidente della Repubblica Italiana. Per noi questo è inaccettabile”.


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