“Le parole della capo di gabinetto del
Ministro della giustizia, che parla della magistratura come di
un ‘plotone di esecuzione’ e arriva a dire che con il Si’ al
referendum ‘ce la togliamo di mezzo’, sono gravissime e
purtroppo confermano quello che denunciamo da mesi: questa non
e’ una riforma per migliorare la giustizia, e’ un progetto
politico per cambiare l’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Lo
sottolinea il capogruppo Pd al Senato, Francesco BOCCIA,
intervenendo alla Citta’ dell’Altra economia a un confronto sul
referendum insieme a Giandomenico Caiazza, gia’ Presidente
dell’Unione Camere penali italiane, organizzato da Cristina
Michetelli, Consigliera Pd di Roma Capitale. “Quando chi guida
il ministero che dovrebbe garantire il funzionamento della
giustizia usa queste parole – riprende il dem -, diventa
evidente l’insofferenza verso quei limiti costituzionali che
servono a tutelare i cittadini e a impedire che il potere
dell’esecutivo diventi senza contrappesi”. Per questo, constata
BOCCIA, “colpisce che il Ministro Nordio liquidi tutto come una
semplice ‘voce fuggita’. Quando si parla della magistratura come
di qualcosa da ‘togliere di mezzo’, non siamo davanti a uno
scivolone verbale: siamo davanti alla rappresentazione piu’
sincera dell’idea di potere che sta dietro questa riforma. Per
questo la nostra campagna per il No sara’ inflessibile:
difendiamo la Costituzione repubblicana e l’equilibrio tra i
poteri disegnato dai costituenti nel 1948”. In un altro
passaggio del suo intervento il senatore Pd peraltro
puntualizza: “chi sostiene il Si’ perche’ pensa che la giustizia
italiana abbia bisogno di riforme pone un problema reale. La
giustizia deve diventare piu’ efficiente, i processi devono
durare meno, servono piu’ risorse, piu’ personale e
un’organizzazione migliore”. “Proprio per questo – prosegue –
diciamo con chiarezza cosa accadra’ dopo il voto. Se vincera’ il
No, proporremo una stagione di riforme vere e condivise della
giustizia, costruite insieme a magistratura, avvocatura, Camere
penali, accademia e forze politiche, per migliorare davvero il
servizio giustizia per i cittadini. Se invece dovesse vincere il
Si’, sara’ la stessa Giorgia Meloni ad accelerare immediatamente
sull’altra riforma che tiene nel cassetto: il premierato, cioe’
un ulteriore passo verso la concentrazione del potere
nell’esecutivo. Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a
scegliere tra due strade molto diverse: difendere l’equilibrio
della Costituzione e riformare davvero la giustizia, oppure –
conclude Boccia – aprire la strada a un disegno di
trasformazione dei poteri dello Stato”.


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