Serve un azzeramento politico e morale del collegio del Garante della privacy». Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, chiede le dimissioni dei vertici dell`Authority: «Si sono piegati al governo». Giorgia Meloni vi ricorda però che siete stati voi a nominare i componenti. Vi contraddite? «No, non è una contraddizione. Da parte della premier è un tentativo maldestro di spostare l`attenzione. I componenti del Garante vengono eletti dal Parlamento con maggioranze di solito più ampie proprio per garantirne l`indipendenza da chi governa in quel momento. Il punto, infatti, non è chi li ha votati, ma come stanno interpretando il loro ruolo oggi». Dunque nel 2020, quando il Pd governava con M5S, ha stretto un accordo con i partiti d`opposizione per scegliere i quattro consiglieri? «Agostino Ghiglia è stato indicato dal partito di Giorgia Meloni, lo hanno voluto loro. E stiamo parlando del consigliere che si è scagliato contro la trasmissione Report e si è recato nella sede di FdI prima di multare la trasmissione per gli audio legati al caso Sangiuliano». Dal canto suo però FdI vi rinfaccia che il presidente Pasquale Stanzione è stato indicato dal Pd. E secondo Report si sarebbe dovuto astenere da qualsiasi decisione legata al caso Sangiuliano avendo avuto rapporti professionali e accademici con l`ex ministro. «Quando si viene eletti nelle autorità di garanzia non si rappresenta un partito. E in ogni caso Stanzione non c`entra nulla con il Pd di oggi». Diceva che c`è un problema nel modo in cui il consiglio del Garante sta interpretando il suo ruolo. Cosa intende? «Un`autorità indipendente non risponde a nessuno se non alla legge. Quando quell`autonomia si piega alle convenienze del governo o diventa silente su casi evidenti di violazione dei diritti e dei dati personali, il problema non è la provenienza, ma la perdita di credibilità istituzionale. Come sta avvenendo adesso». Quindi insistete sulle dimissioni? «Chiediamo un azzeramento politico e morale, prima ancora che formale. Di fronte a quello che è emerso dalle inchieste di Report ci sono evidenti motivi per cui è opportuno che i membri del collegio si dimettano. Emerge una gestione a dir poco allegra di questo organo ed è ciò che abbiamo sottolineato nella nostra interrogazione urgente». Stanzione è stato chiaro. Niente dimissioni. «Da parte sua non c`è stato alcun chiarimento ma solo una difesa a riccio dell`operato del collegio». Per legge il consiglio dei garanti non si può azzerare. Cosa deve fare il governo? «Intanto Meloni non faccia la furba. La nomina di quell`autorità è parlamentare. A lei sta bene quanto è emerso? A noi no. Lo denunciamo e il governo deve decidere cosa fare. Poi possiamo ragionare di una nuova modalità di elezione. La strada maestra per le autorità indipendenti resta sempre il compromesso costituzionale, magari come quello chiesto dal voto per la Consulta». In che modo andrebbe cambiata la legge? «Discutiamone in Parlamento. Oggi la legge non consente lo scioglimento del Garante, ed è giusto così: serve a proteggerlo dalle pressioni del potere esecutivo. Ma proprio per questo chi ricopre quel ruolo deve avere una condotta impeccabile, deve garantire equilibrio e indipendenza reale. E quanto emerge da ciò che ci ha raccontato Report è grave». Oggi come si risolve l`impasse? «Le dimissioni non sono un atto imposto: sono un gesto di responsabilità. Se invece si continua a usare il silenzio o la doppia morale per compiacere il governo di turno o per coprire gestioni non trasparenti allora è giusto interrogarsi su come rafforzare i meccanismi di accountability, di trasparenza e di incompatibilità. Non per ridurre l`autonomia, ma per preservarla davvero».


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