“Il documento della Cgil ha un grande
merito: rimette il Mezzogiorno al centro della discussione sul
futuro dell’Italia. E’ un contributo importante che parla di
lavoro, industria, servizi, demografia, energia, conoscenza,
diritti e ci sollecita a uscire definitivamente dalla logica
dell’emergenza e dell’assistenza. La nostra sfida politica parte
da qui, ma deve andare ancora oltre: il Sud non deve piu’ essere
raccontato solo per quello che gli manca ma, soprattutto, per
quello che puo’ diventare”. Lo ha detto Francesco BOCCIA,
presidente dei senatori del Partito Democratico, arrivando a
Potenza per la 14ma edizione delle ‘Giornate del Lavoro’ della
Cgil. “In un’Europa che deve ripensare il proprio rapporto con
il Mediterraneo, il Mezzogiorno puo’ essere una delle grandi
piattaforme produttive, energetiche, logistiche e della
conoscenza del continente. Ma per farlo dobbiamo fermare quella
che consideriamo una vera emorragia di futuro. In appena tre
anni, oltre 175 mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e la
meta’ erano laureati. Non possiamo rassegnarci a un Sud nel
quale si formano ragazze e ragazzi destinati poi a costruire
altrove il proprio futuro. Per questo alla liberta’ di partire
dobbiamo finalmente affiancare il diritto a restare. Non con
nuovi slogan o bonus, ma con lavoro stabile, salari dignitosi,
casa, nidi, scuola, universita’, sanita’ e trasporti. Restare
deve essere una possibilita’, non un sacrificio; cosi come
partire deve essere una scelta e non una necessita’. Questo
significa anche tornare a fare politica industriale”, ha
osservato. “Il denaro pubblico non puo’ essere un
assegno senza condizioni: chi riceve risorse della collettivita’
deve investire, innovare, creare occupazione stabile, rispettare
i contratti e legare una parte del proprio futuro al territorio
che quelle risorse mette a disposizione”, ha aggiunto BOCCIA.
“E’ questa la lezione che dobbiamo trarre anche dalle grandi
crisi industriali del Mezzogiorno. Ma per prima cosa va
sgombrato il campo da un inganno politico: il tentativo della
destra di riportare in vita l’autonomia SpaccaItalia di
Calderoli. La Consulta ne ha gia’ fermato l’impianto nei suoi
punti essenziali e ora provano a farlo rientrare dalla finestra
con la farsa delle pre-intese e con un disegno di legge sui Lep
che pretende di definire i diritti senza mettere le risorse
necessarie per renderli davvero esigibili. Al Senato lo
contrasteremo ancora con tutta la nostra forza. Non si puo’
promettere il rilancio del Mezzogiorno e, contemporaneamente,
costruire un’Italia nella quale il luogo in cui nasci determina
i diritti che hai. Per noi c’e’ un principio che viene prima di
tutto: i diritti non possono avere una geografia. La sanita’, la
scuola, la mobilita’ e i servizi pubblici devono garantire la
stessa cittadinanza a Potenza come a Milano. La nostra
opposizione all’autonomia differenziata non e’ una battaglia del
Sud contro il Nord: e’ una battaglia per l’uguaglianza e per
tenere insieme l’Italia. Questa deve diventare una delle grandi
sfide del centrosinistra che stiamo costruendo: non aggiungere
al programma nazionale l’ennesimo capitolo sul Mezzogiorno.
Dobbiamo scrivere il programma per l’Italia guardando anche dal
Mezzogiorno l’Italia che vogliamo diventare. Il Sud non chiede
un risarcimento per cio’ che non ha avuto. Chiede di poter
concorrere, finalmente ad armi pari, a costruire cio’ che
l’Italia ancora non e’. E questa e’ anche la nostra sfida”, ha
concluso il capogruppo del Pd al Senato.