Francesco Boccia, quanto fa male la batosta a Venezia?
«Intanto Venezia è governata dal centrodestra da undici anni. Cinque anni fa, con Brugnaro, avevano 25 punti in più, Martella ha recuperato la metà di quel distacco». Per Giorgia Meloni vincere a Venezia al primo turno è «mondiale».
Se la sente di darle torto, dopo il caso Fenice e le risse a destra sulla Biennale?
«A Venezia governavano loro — insiste il capogruppo del Pd al Senato, convinto che l`esito di queste elezioni “in sostanza non cambi il quadro politico” —. Giorgia Meloni, come suo solito, ha ignorato le sconfitte al primo turno negli altri capoluoghi di provincia. E nella stessa Venezia il Pd doppia FdI in termini di consenso».
A Venezia il campo era larghissimo e i leader del centrosinistra ci hanno messo la faccia. Come spiega che il giovane assessore Venturini abbia battuto il dem Martella, alla sua quinta legislatura in Parlamento?
«Le dinamiche locali sono legate alle proposte che vengono fatte, anche attraverso le liste. Non c`entrano nulla le dinamiche nazionali. Altrimenti dovremmo illuderci che alle Politiche prenderemo il 70% per le belle vittorie al primo turno a Pistoia e Prato e per la vittoria straripante di Giovanna Bruno ad Andria. Sono tutte storie locali».
Per molti invece era un test nazionale, da cui si potrebbe dedurre che il governo è solido e che non c`è una battuta di arresto di Meloni.
«No, il governo è in crisi, è sotto gli occhi di tutti. Le Amministrative sono un test sulle proposte locali e sui candidati e le candidate sindaco. Possono essere un test nazionale in alcune realtà simboliche, nelle grandi città dove c`è voto di opinione e quando votano oltre 15 milioni di persone. Allora sì, non puoi nasconderlo».
La preoccupa il basso risultato di lista del M5S?
«Nelle Amministrative loro sono sempre molto più bassi rispetto alle Politiche e alle Europee perché sono un movimento di opinione nazionale ed è sempre stato così, anche ai tempi di Grillo».
Vincenzo De Luca contro tutti e senza simboli del Pd si è ripreso Salerno. Quanto imbarazzo c`è al Nazareno? Schlein farà autocritica? E chiederete il sostegno del sindaco?
«Nessun imbarazzo, ci sono realtà in cui alcune vicende civiche entrano in collisione coi partiti. È successo a Messina per Cateno De Luca ed è successo a Enna. Il tempo dirà se queste esperienze sono in linea col profilo politico del Pd. Indubbiamente è stata premiata la storia antica di De Luca a Salerno, dove è molto amato. In politica contano non le vicende dei singoli, ma gli obiettivi generali e il nostro è vincere le Politiche».
Il voto di ieri le sembra di buon auspicio? Per vincere nel 2027 dovete costruire una coalizione, un programma e scegliere un leader…
«L`alleanza col M5S è così solida che è pronta per le Politiche. L`alternativa a questa destra è in campo. E la vicenda campana sì, è di ottimo auspicio. Roberto Fico è presidente e il Pd è primo partito, nella Regione e nel Mezzogiorno. Vediamo i numeri. I Comuni capoluogo al voto erano 18, di cui 8 di centrosinistra, 5 di centrodestra e 5 civici. Al primo turno noi ne abbiamo vinti 5 e loro 2 e i civici al primo turno sono 4. Gli altri vanno al ballottaggio e noi siamo convinti di migliorare i risultati rispetto a 5 anni fa».
A Reggio Calabria la destra ha trionfato al primo turno. Ha pesato la scelta del M5S di non presentare il simbolo?
«Chiaro che quando ci sono tutti i simboli le coalizioni sono più forti. A Reggio Calabria, nonostante la generosità del nostro candidato Battaglia, non siamo riusciti a costruire la proposta alternativa migliore».
Avete sopravvalutato la vittoria al referendum?
«Il referendum, che nulla c`entra con le elezioni locali, ha sancito il loro fallimento sulle riforme».
Perché vincono, allora?
«Questo lo vedremo nel 2027. Meloni aveva promesso un`Italia più forte, sta lasciando un Paese più povero, fragile e diviso. Le grandi riforme sono evaporate. Il premierato lo hanno nascosto in un cassetto, l`autonomia differenziata si è schiantata contro la Corte Costituzionale, la riforma della giustizia è stata fermata dagli italiani. E si è fermata anche l`Italia reale».