“Questa riforma rende più difficile perseguire gli illeciti erariali.
Riduce drasticamente la responsabilità per colpa grave, introduce veri e propri salvacondotti preventivi e limita persino il risarcimento del danno. Il messaggio è chiaro: meno controlli, meno responsabilità.
Non è una riforma per tutelare le risorse pubbliche, è una riforma per proteggere chi governa dalle conseguenze delle proprie scelte.
Certo c’è il problema della cosiddetta ‘paura della firma’. È un problema reale, ma qui viene usata come foglia di fico.
Questa legge non aiuta i funzionari onesti: deresponsabilizza soprattutto gli organi politici, la cui buona fede viene addirittura presunta per legge. Se un atto è vistato, o se scatta il silenzio-assenso, la responsabilità praticamente scompare.
Così non si firma meglio: si firma senza rispondere delle conseguenze.
Questa legge fa esattamente il contrario di ciò che chiede l’Europa.
L’UE pretende controlli rigorosi, progressivi, responsabilità chiare.
Qui invece si introduce il silenzio-assenso sul controllo di legittimità e lo si trasforma in uno scudo contro la colpa grave.
È un corto circuito pericoloso, soprattutto su PNRR e grandi opere: meno controllo oggi significa più danni e più contenziosi domani.
Quanto sta avvenendo con questa riforma non è meno grave di ciò che questa destra sta facendo con la separazione delle carriere in magistratura. La Corte dei conti è un potere meno visibile ma molto più scomodo per la politica: non fa rumore mediatico, ma ferma gli sprechi, segnala errori, mette limiti al potere esecutivo.
Dopo gli interventi su PNRR e grandi opere, penso anche al Ponte sullo Stretto, è diventata un bersaglio.
Questa non è una riforma neutra: è un approccio punitivo verso chi controlla. È il tentativo di addomesticare e controllare il controllore”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, intervenuto in aula durante il dibattito sulla riforma della Corte dei Conti.