La legge elettorale «non è una priorità» e, soprattutto, «è inaccettabile il tentativo del centrodestra di imporre una riforma che darebbe al vincitore delle elezioni mano libera sulle istituzioni di garanzia». Per Francesco Boccia, capogruppo del Pd a palazzo Madama, l`unica risposta da dare alla maggioranza è un sonoro no, «a difesa della Costituzione».
Nel suo partito ci sono due scuole di pensiero. Quelli che dicono che sulla legge elettorale bisogna fare le barricate e gli altri che pensano di provare a migliorarla, tanto la destra l`approverà comunque. Lei a quale si iscrive?
«Premesso che nel Pd c`è solo una linea, rappresentata dalla segretaria, io penso che le regole democratiche non sono di proprietà della maggioranza. È una lezione che Giorgia Meloni non ha imparato dal referendum. Mi sembra una torsione istituzionale non diversa da altre che abbiamo vissuto, come quella che sta passando sotto silenzio in questi giorni, gravissima, sull`autonomia differenziata».
Sulla legge elettorale voi del Pd dovete sempre fare autocritica per il Rosatellum approvato con la fiducia e a maggioranza.
«Io sul Rosatellum votai contro e intervenni in aula in dissenso dal gruppo. Sottoscrissi persino gli emendamenti di La Russa e Meloni sulle preferenze».
La Russa ha sondato voi capigruppo di opposizione per sapere se volete far passare qualche modifica alla Camera visto che al Senato la legge sarà blindata. Cosa gli avete risposto?
«La Russa sa perfettamente che in Italia esiste ancora il bicameralismo perfetto e noi lo rispettiamo. Ove mai la legge arrivasse in questo ramo del Parlamento, il Senato dovrà essere messo in grado di discuterla. Non stiamo qui solo a timbrare».
Non mi ha risposto: sarebbe meglio provare a ridurre il danno o è preferibile un`opposizione frontale?
«Il punto è il metodo: una maggioranza che blinda i testi e poi chiede all`opposizione una vidimazione notarile, non sta cercando un accordo ma solo una legittimazione».
Non vede la buona fede?
«Fanno i vertici notturni, non per i salari o l`energia, ma per parlare di una legge elettorale che serve solo a garantire la loro sopravvivenza politica. Ogni volta che vedono a rischio il loro potere, confermano di non amare questa Costituzione e di considerarsi gli eredi di quelli che non l`hanno scritta. Altrimenti non la calpesterebbero in questo modo».
Hanno ridotto il premio in seggi per il vincitore e alzato la soglia per accedervi dal 40 al 42 per cento. Ancora non va bene?
«È una bufala. Il tetto dei parlamentari alla Camera cala da 230 a 220 ma non include i seggi conquistati da chi vince in Trentino-Alto Adige, Valle d`Aosta e nella circoscrizione estero. La coalizione più votata può arrivare al 57%, che è parente del 60%. La stessa cosa al Senato, si può arrivare fino a 120 seggi che è il 59,5% di 200».
Con l`aiuto di qualche solerte “responsabile”, potrebbero eleggersi da soli il capo dello Stato?
«Esatto. La cosa preoccupante è che sono ossessionati dai quorum di garanzia costituzionali. Quella che hanno in mente è una legge elettorale che consente a chi vince di eleggersi il presidente della Repubblica, i giudici costituzionali, e modificare la Costituzione senza passare per il referendum».
E l`obbligo di indicare il nome del candidato premier?
«Rientra tutto nello stesso schema, anche perché loro sono quelli del premierato, che toglie ogni potere al capo dello Stato. Con l`abolizione dei collegi uninominali centralizzano il potere con un Super-Porcellum 2.0, ma di che parliamo? È uno spostamento dell`equilibrio dei poteri tutto a favore del governo».
Cosa farete ora che la legge elettorale inizia il suo cammino alla Camera?
«Un`opposizione dura, con tutti gli strumenti a disposizione».
È d`accordo con chi ipotizza un testo alternativo concordato tra le opposizioni?
«Alla Camera ci sono i nostri leader, non sta a me decidere la strategia. Certo, sarebbe opportuno arrivare a emendamenti condivisi e non dividere il fronte delle opposizioni».
Indicazione del premier o meno, il centrosinistra prima o poi dovrà decidere come presentarsi alle elezioni. Non sarebbe meglio darsi una mossa?
«Non siamo all`anno zero, la configurazione della coalizione è stabile, sono due anni che presentiamo emendamenti condivisi, come sulla legge di bilancio. Dopo il nostro giro di ascolto per tutta Italia, Nova 2.0 di M5S, gli incontri fatti da Avs e le primarie per le idee di Italia viva, arriverà il tempo per un programma comune».
E il leader?
«Dopo il programma comune ha senso decidere chi e come lo deve presentare al Paese. Non vedo nulla di così complicato».