“Siamo all’ultimo miglio di questa campagna referendaria e va ribadita una verità semplice: questa è la riforma voluta dal governo Meloni, imposta alla sua maggioranza e mai messa in discussione. Non è una riforma neutrale, è una scelta politica dell’esecutivo.
Il voto del 22 e 23 marzo non riguarda una riforma tecnica della giustizia, ma l’equilibrio della nostra democrazia.
Votare Sì significa aprire la strada a un disegno preciso: ridurre progressivamente i contrappesi costituzionali per concentrare sempre più potere nelle mani dell’esecutivo.
È un percorso che abbiamo già visto in altri Paesi europei, come l’Ungheria di Orbán, dove passo dopo passo sono stati indeboliti i controlli e l’autonomia dei poteri dello Stato.
E il disegno è sotto gli occhi di tutti: dopo questa riforma arriveranno la modifica della legge elettorale per incidere sui quorum di garanzia costituzionale, il premierato e, in prospettiva, un intervento sugli equilibri della Corte costituzionale. È una strategia chiara: eliminare i limiti al potere del Governo.
Noi non siamo d’accordo. In una democrazia i limiti al potere non sono un ostacolo, sono una garanzia per i cittadini.
Per questo il 22 e 23 marzo si sceglie tra due strade molto diverse: da una parte la difesa della Costituzione, dell’equilibrio tra i poteri e dello Stato di diritto; dall’altra l’avvio di una stagione in cui quei limiti vengono erosi.
Per noi la scelta è chiara: difendere la Costituzione, unire il Paese anziché spaccarlo e riformare davvero la giustizia unendo magistrati e avvocati.
Per questo il nostro invito a tutti gli italiani è di andare a votare e a votare No, per difendere la Costituzione dall’attacco del Governo Meloni”.
Così Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, intervenendo a Modugno (Bari) a un dibattito sul No al referendum.