Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, in una intervista a Repubblica, definisce la legge di bilancio «la più rinunciataria degli ultimi dieci anni». Secondo il presidente dei senatori del Pd il testo non contiene misure concrete per sostenere la crescita, aumentare i salari o aiutare le imprese colpite dai dazi americani. Respinge però l’idea che il Partito democratico, dopo l’intervento di Elly Schlein al congresso del Pse, si sia spostato troppo a sinistra. «Non siamo estremisti – spiega – ma denunciamo la deriva autoritaria di una presidente del Consiglio che ci ha persino accusato di essere terroristi, salvo poi fare ogni giorno la vittima». Sulla tassa sugli extraprofitti delle banche, Boccia si mostra molto scettico. Dice che il governo non ha ancora chiarito se le coperture previste – 4 miliardi nel 2026 e 11 nel triennio – siano reali, e ricorda che l’anno scorso una misura analoga si è risolta in un “gioco di prestigio”: le banche hanno solo anticipato imposte che poi non pagheranno più dopo il 2027. «È una finta operazione, non una vera tassa sulle banche», accusa. Poi Boccia torna a parlare di sanità contestando le cifre rivendicate da Meloni: «Parlare di 7,4 miliardi in più è fuorviante, perché in rapporto al Pil la spesa è al minimo storico, al 6,4%. Siamo sotto la media europea, le liste d’attesa aumentano e il personale medico diminuisce. Così la sanità pubblica diventa il pronto soccorso dei poveri». Sul fronte dei conti pubblici, riconosce che Giorgetti ha riportato il deficit/Pil al 3% e che l’Italia esce dalla procedura d’infrazione, ma precisa: «In quella procedura ci avevano portato loro, Meloni e Giorgetti. Ora tengono i conti in ordine sacrificando la crescita, e senza crescita il debito non è sostenibile». Per Boccia, servirebbe una politica economica “espansiva e intelligente”, con investimenti aggiuntivi fuori dal Pnrr, che oggi è l’unico motore dell’economia: «Senza il Pnrr, saremmo già in recessione». Il senatore dem contesta poi la rottamazione delle cartelle voluta da Salvini, che definisce «l’emblema dell’ingiustizia fiscale»: un segnale devastante per chi paga regolarmente le tasse, perché premia chi non le ha mai versate. Boccia conclude denunciando l’assenza nella manovra di interventi per le imprese danneggiate dai dazi di Trump: «Le aziende stimano perdite per dieci miliardi, ma non c’è un solo euro per compensarle. Se il governo continua a negare la realtà, nel 2026 rischiamo una grave crisi sociale».
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