“La maggioranza, che al Senato aveva inserito nel ddl PMI norme che favorivano lo sfruttamento dei lavoratori nella filiera della moda, è ora costretta a cancellarle alla Camera con un emendamento soppressivo. Non per un improvviso sussulto di coscienza, ma perché messa alle strette dal nostro lavoro di opposizione e dalle denunce dei sindacati e di una parte significativa dello stesso mondo imprenditoriale.
Rivendichiamo il risultato di aver fatto ritirare disposizioni improvvisate e pericolose. Resta però tutta la gravità del metodo e del segnale politico: ancora una volta si è tentato di intervenire su un settore strategico del Paese con norme inserite di nascosto, approssimative e interamente a danno dei lavoratori. La destra deve prendere atto che, per contrastare il caporalato e rilanciare la filiera della moda, non servono scorciatoie normative, ma regole chiare, responsabilità e controllo lungo tutta la catena degli appalti, a partire dalle imprese capofila, e il pieno coinvolgimento delle parti sociali”. Così in una nota la senatrice del Pd Susanna Camusso componente Commissione Affari sociali.