“Durante la campagna d’Africa nel corso
della prima guerra mondiale un gruppo di soldati italiani
riusci’ a salvarsi grazie al latrato di una cagnolina che viveva
con loro. Diversi anni dopo uno di quei soldati chiamo’ sua
figlia come quella cagnolina: Tina”. Lo ha detto Pier Ferdinando
Casini nel corso del convegno dedicato a Tina Anselmi, nella
Sala Zuccari del Senato. “L’ho conosciuta nei primi anni della
mia esperienza nella democrazia Cristiana, ne colsi delle
caratteristiche, tra cui quella di essere un punto di
riferimento per le donne democristiane. Una donna scomoda, mai
compiacente con il potere. Scomoda nella sua capacita’ di
cantare fuori dal coro e nel non esitare a condurre battaglie
solitarie se le riteneva giuste. Lo e’ stata da staffetta
partigiana, da sindacalista nel suo impegno per le condizioni di
lavoro delle donne. Donna sempre, determinata a rivendicare una
parita’ che fosse conseguenza di una trasformazione della
societa’ italiana. Nilde Iotti aveva con lei un rapporto di
reciproca intesa, tanto da volerla a capo della commissione di
indagine sulla loggia P2. E’ stata avanguardia di un movimento
che no ha sempre trovato attenzione nella classe politica
dell’epoca, ma poi si e’ affermata”, continua Casini. “La
centralita’ della persona fu il cuore della riforma sanitaria
voluta da Tina Anselmi. Durante il covid abbiamo avuto
esperienza di cosa significa la universalità e la gratuita’
della sanita’ pubblica. Ricordo, infine, il rapporto tra la Dc e
Tina Anselmi. Non militavamo nella stessa corrente, ma non per
questo non ho colto i richiami sferzanti durante i consigli
nazionali. Essere in un partito, per Tina Anselmi, significava
non rinunciare alle proprie convinzioni. La democrazia, diceva,
per sopravvivere necessita di trasparenza. La politica sommersa,
aggiungeva, vive e prospera contro la politica ufficiale.
Certamente, ironizzava, qualche piduista del mio partito non mi
amava. L’isolamento, Tina, lo sconto’ ma come sappiamo in alcuni
passaggi esso e’ un fattore della politica. Rimane una
testimonianza permanente”, conclude Casini.