«Due anni fa, Pippo Baudo mi telefonò per dirmi: `Bisogna rifare la Democrazia cristiana`. Timidamente argomentai che mi sembrava impossibile, che i tempi erano passati. Per vigliaccheria alla fine gli dissi: `Vediamoci e parliamone`. Volevo buttare la palla avanti. Ma mi colpì molto la sua determinazione». Una determinazione che, secondo Pier Ferdinando Casini, senatore indipendente eletto con il Pd, «era figlia di una grande nostalgia».
In che senso?
«Come capita a tutti i grandi, anche Baudo negli ultimi tempi si sentiva un pochino emarginato dal nuovo corso. Se fosse stato per lui, sarebbe rimasto fino all`ultimo respiro sugli schermi televisivi. Chiaramente non era possibile. Sono molto amico di un autore che gli è rimasto vicino fino alla fine e mi ha rivelato che, in tutti questi ultimi mesi di sofferenza, non gli ha mai detto cose banali o poco pertinenti. È stato sempre un uomo lucido, un grande saggio».
E un pilastro della tv italiana.
«Baudo è stato la televisione. La televisione generalista che conosciamo è stata Pippo Baudo».
Lei ha definito Baudo «un vero democratico cristiano». Che cosa intendeva esattamente?
«Un uomo che è stato profondamente democratico e cristiano. Il suo tempo è stato il tempo della Dc televisiva. Una tv che è sempre stata tollerante, nonostante accompagnasse la crescita culturale di un Paese» Ma quindi chi è il «vero democristiano»?
«Chi non crede di avere il monopolio della verità dentro di sé. Chi sa riconoscere che anche negli altri ci sono frammenti di verità».
Che rapporti aveva Baudo con i segretari della Dc?
«Per Fanfani, Andreotti, De Mita e tutti i capi della Dc era un punto di riferimento. Erano tempi in cui si privilegiava la professionalità. Baudo ha lanciato persone di tutti gli orientamenti politici, proprio a dimostrazione di quello che era la Dc. Oggi si promuovono gli amici anche se sono stupidi; ieri si sceglievano i bravi e tanto meglio se erano anche amici».
L`etichetta di democristiano ha aiutato o ostacolato la carriera di Baudo?
«Né l`uno né l`altro. Era un monumento e come tale era rispettato da tutti».
I Sanremo di Baudo sono stati festival democristiani?
«No, sono stati lo specchio del Paese. Non erano democristiani: erano italiani e, pertanto, erano democristiani. Sanremo è ancora oggi una delle poche cose che rappresenta l`Italia, non il governo Meloni. La tv è stata lottizzata sempre di più, ma Sanremo no. Non a caso l`audience delle trasmissioni sta diminuendo, mentre quella del festival è costante. Perché Sanremo è l`Italia, come lo era la Dc».
C`era qualcosa, a livello politico, che preoccupava Baudo ultimamente?
«L`orientamento che aveva preso la politica italiana da Berlusconi in poi, anche se ha sempre avuto grande rispetto per tutti. Quando andò in Mediaset non finì bene, ma non per questo provava risentimento verso Silvio, anche se credo non lo abbia mai votato».
Tanti partiti hanno corteggiato Baudo, ma lui alla fine ha sempre detto di no. Secondo lei, perché?
«Perché era un vero democristiano. Non poteva accettare di rappresentare partiti che erano solo una replica della Dc. Come tutti quelli che vivono a lungo, era un sopravvissuto dei suoi tempi».
Ha mai provato a convincerlo a candidarsi?
«Mai, né mai lo avrei fatto. Lo avrei ritenuto inappropriato: i monumenti vanno rispettati».


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