“E’ una relazione importante a cui abbiamo lavorato in modo
bipartisan, molto voluta dalla presidente Martina Semenzato, diciamo un po’ il suo
input che ha dato alla Commissione Femminicidio, perché la violenza economica è poco
indagata e anche poco riconosciuta. Quindi una delle prime cose che fa questa
relazione è proprio individuare la violenza economica come un meccanismo specifico di
dominio maschile sulle donne. In fondo ce lo dice anche la Convenzione di Istanbul,
però non abbiamo una fattispecie ad hoc, anche se ormai la giurisprudenza di merito
su questo ha delle sentenze. Quindi è una forma di dominio sulle donne”. Cecilia
D’Elia, senatrice Pd e vicepresidente della Commissione Femminicidio, è tra le
relatrici della Relazione sulla “Violenza economica di genere”, approvata
all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. “E ne è venuto fuori –
aggiunge la parlamentare dem – un quadro molto articolato anche della condizione
delle donne, della loro condizione economica. Tante donne non hanno un conto in
banca, c’è una dipendenza anche economica e poi ci sono tante forme di sfruttamento.
E quindi la relazione è interessante anche per i dati che fornisce”. Secondo D’Elia,
la fotografia che fa del Paese rappresenta “l’altra faccia della violenza, la
dipendenza economica delle donne. E poi ci sono delle indicazioni in cui noi crediamo
molto, che sono per esempio il prolungamento del congedo lavorativo per donne che
hanno subito violenza, che sono in fuoriuscita da percorsi di violenza, o anche la
possibilità di smart working. O per esempio il fatto che la retribuzione vada data su
un conto intestato alla donna e non su altri conti. Chiaramente queste sono tutte
indicazioni che la commissione dà, perché è una commissione di inchiesta. E anche un
rafforzamento del reddito di libertà. E poi c’è tutta la parte di prevenzione, che è
l’educazione finanziaria ed è l’empowerment delle donne”. “E poi – sottolinea inoltre
la senatrice – c’è in particolare una richiesta in questo ultimo bilancio: noi
abbiamo chiesto che le donne che sono in fuoriuscita dalla violenza possano aggirare
la presentazione dell’Isee per accedere ad alcuni servizi. Aspettiamo i decreti
attuativi di questa misura. Quindi non è una relazione che fotografa soltanto, ma dà
anche delle piste di lavoro per il legislatore e per il governo, per tutte noi e
comunque fa un grande salto avanti di consapevolezza su quello che è la violenza
economica”. Un metodo di lavoro unitario, che però non c’è sempre stato in questi
mesi sui temi della violenza di genere: “La commissione – ribadisce D’Elia – è una
commissione d’indagine, quindi è chiaro che la nostra modalità di lavoro unitaria è
in qualche modo facilitata dal fatto che noi dobbiamo audire delle persone, andare a
vedere delle situazioni e quindi diciamo non dobbiamo fare delle norme. Più che altro
dobbiamo anche capire se le politiche che ci sono funzionano o meno. Però è certo che
la vocazione della commissione, anche della presidente, è stata una vocazione
unitaria perché quasi tutte le osservazioni che abbiamo fatto sono state riprese. Noi
avremmo magari voluto qualcosa di più sul reddito di libertà, però devo dire che c’è
stata grande attenzione per tutto quello che le forze politiche hanno portato come
osservazioni alla relazione. Diverso è, purtroppo, quello che è successo sul tema del
consenso, che però non c’entra, è un altro percorso, è quello legislativo vero e
proprio: un accordo che c’era stato alla Camera non è stato rispettato al Senato.
Noi non vogliamo fare un passo indietro su questo, sull’idea del consenso. Adesso
vediamo, perché la presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia
Bongiorno, ha detto che comunque il suo testo non c’è più e quindi vuole provare a
trovare un accordo. Vediamo come proseguirà il lavoro”, conclude la senatrice dem.


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