“Credo davvero che sia una grave responsabilità quella che questa maggioranza si sta assumendo oggi, facendo diventare legge il ddl Valditara. Una maggioranza che aveva preso con noi nell’Aula del Senato l’impegno di discutere i progetti per introdurre nelle scuole l’educazione sessuo affettiva, quando votammo la legge sulle misure cautelari nel novembre 2023. Ma hanno preso una direzione opposta, assumendosi la responsabilità di negarla di fronte al Paese, alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi e di persone di ogni età che la chiedono di fronte ai tanti, troppi femminicidi”. Lo ha detto la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione, Università, Cultura, nella sua dichiarazione di voto sul ddl Valditara e vicepresidente della Bicamerale Femminicidio.
“Dalle ricerche di Fondazione Libellula e Save the children – ha proseguito D’Elia – sappiamo che tra gli adolescenti tra i 14 e i 16 anni si diffondono comportamenti sessisti e violenza di genere anche online: una generazione cresce senza strumenti per riconoscere il consenso. La scuola ci chiede di essere aiutata, ma la maggioranza invece la imbavaglia. E se la scuola tace parlano i social: stiamo lasciando i ragazzi soli di fronte alla pornografia e alla cultura del possesso del corpo delle donne in cui siamo ancora immersi, invece di sostenere il cambiamento, una nuova grammatica delle relazioni. In questo ddl la scuola deve chiedere il permesso per fare il suo lavoro, per insegnare. L’effetto, voluto, è quello di mettere sotto accusa i progetti oggi attivi nelle scuole, il protagonismo di tanti enti locali che hanno risposto alle esigenze che venivano da scuole e famiglie. Per sposare una tesi oscurantista, portata avanti dai cosiddetti provita, che boccia ogni riferimento al genere e alla sessualità come ‘rischioso’, da mettere sotto sorveglianza speciale da parte delle famiglie, si fa diventare l’educazione sessuo affettiva una questione etica opzionale e non un diritto educativo universale, promuovendo una contrapposizione ideologica e forzata tra famiglie e scuola. Eccola la seconda grave responsabilità: il meccanismo del consenso preventivo rischia di minare il clima di fiducia reciproca tra scuola e famiglia. Qui si lavora a dividere e il prezzo lo paga l’educazione dei nostri figli. La terza grave responsabilità è la concezione che la destra ha delle attività attinenti alla sessualità e all’affettività: lo esprime il divieto nelle scuole dell’infanzia e primaria. Una scelta contro ogni evidenza scientifica, che va in direzione contraria alle richieste che ci vengono dalla società”.


Ne Parlano