“Oggi, a due anni dal femminicidio di
Giulia Cecchettin, abbiamo avuto l’onore di ascoltare in
Commissione suo padre, Gino Cecchettin. Le sue parole hanno
toccato ancora una volta temi fondamentali che riguardano tutti e
tutte. Sono parole importanti, che ci richiamo a responsabilità
di legislatori e decisori politici e ci chiedono di cambiare la
cultura che produce la violenza. Ci chiedono di promuovere
l’educazione sessuo-affettiva dalla scuola dell’infanzia. Come ci
ha ricordato, se la scuola tace parlano i social, parlano i
silenzi degli adulti. Ascoltare oggi Gino Cecchettin fa apparire
ancor più lunare e distante dai bisogni la discussione sul ddl
Valdidara che introduce il consenso preventivo delle famiglie per
i percorsi di educazione sessuale nelle scuole. Ricordiamo che
l’Italia è ancora uno dei pochi Paesi europei a non avere un
percorso stabile e strutturato di educazione alle relazioni, al
rispetto e all’affettività in ogni ordine e grado scolastico. Ci
uniamo a lui, quindi, e alla Fondazione Giulia Cecchettin, per
ribadire con forza che il Parlamento deve assumersi una
responsabilità doverosa: l’educazione affettiva non è una
minaccia, non è una questione ideologica o di schieramento
politico. È una necessità, se vogliamo davvero contrastare la
violenza di genere e liberare le nuove generazioni dalle gabbie
degli stereotipi che ancora condizionano la loro serenità, le
loro relazioni e la loro libertà di espressione”. A dichiararlo è
la senatrice del Pd Cecilia D’ELIA, vicepresidente della
Commissione bicamerale sul femminicidio.