“Quarantattotto anni fa l’approvazione della legge 194. Da allora è diventata il muro che argina un mai sopito tentativo di rimessa in discussione della possibilità delle donne di interrompere una gravidanza. Riconoscere l’autonomia delle donne in tema di procreazione spaventa. Lo dimostrano i continui tentativi di boicottare la 194, lo stigma che ancora incontrano le donne che ricorrono all’ivg in un sistema sanitario con tassi di obiezione così diffusi. Eppure, è una legge che ha funzionato. Siccome ha un grande consenso, la aggirano, la svuotano e ne rendono difficile l’applicazione. Il governo Meloni per farlo ha persino usato un decreto attuativo del Pnrr nel quale ha introdotto una norma che mina la libera scelta delle donne in tema di procreazione e aborto, disponendo che le Regioni possano coinvolgere all’interno dei consultori le associazioni anti abortiste”. Lo scrive sui suoi profili social la senatrice del Pd Cecilia D’Elia.
“Non a caso – prosegue D’Elia – il Parlamento europeo ci ha indicato come uno dei paesi in cui l’accesso all’assistenza all’aborto sta subendo erosioni e ha approvato la richiesta di riconoscere l’accesso all’aborto sicuro e legale come diritto fondamentale della Carta europea. Ma in Italia è sempre aperta la contesa per rispettare le scelte delle donne, la nuova frontiera sono le resistenze all’aborto farmacologico. L’aborto farmacologico senza ricovero è oggi possibile in poche regioni, nonostante le linee guida nazionali, ma i diritti non dovrebbero dipendere dal colore politico della Regione in cui si abita”.