Graziano Delrio, senatore Pd ed ex ministro, cosa insegna alla politica la vicenda di Rogoredo?
«Dimostra che non si deve mai strumentalizzare una notizia, senza avere piena contezza dell`accaduto. Quello di Salvini è stato un errore clamoroso per chi ricopre un incarico istituzionale: un vicepremier non può permettersi di parlare a sproposito. In generale, speculando sulle paure della gente non si fa un buon servizio al Paese».
Per Salvini era un copione perfetto: il pusher armato e il poliziotto che si è difeso.
«È lo specchio di una deriva autocratica di questo governo, che emette sentenze prima ancora che la giustizia si pronunci: per il ruolo che si ricopre ci si sente al di sopra della legge. È una pericolosa tendenza nelle destre di tutto il mondo».
Pensa agli agenti dell`Ice negli Stati Uniti?
«Mi pare chiaro che il modello sia quello, la via trumpiana vista a Minneapolis. Con gli agenti che, in quanto tali, hanno sempre ragione, a prescindere dalla realtà dei fatti. Detto questo, le forze dell`ordine sono custodi della nostra sicurezza, un bene primario, e a loro va tutta la gratitudine per l`impegno e la professionalità».
Cosa pensa della loro non iscrizione nel registro degli indagati, prevista dal decreto Sicurezza?
«Non è quello che serve agli uomini e alle donne delle nostre forze dell`ordine. Semmai bisogna garantire loro una piena tutela legale, perché spesso si ritrovano imputati in processi sommari. I poliziotti, come i medici o gli insegnanti, oggi sono vittime della democrazia procedurale: chiunque può denunciarli. Allora lo Stato deve essere al loro fianco in tutte le fasi processuali».
Sulla sicurezza la destra legifera molto, ma sbaglia le scelte?
«In questi tre anni e mezzo di governo Meloni si sono visti tutti i loro limiti, l`incapacità di andare incontro ai veri bisogni dei cittadini. Lo dico da ex sindaco e da ex presidente dell`Anci: non si è fatto nulla per garantire davvero la sicurezza nelle città. Sono bravi a fare la voce grossa, la faccia cattiva, il commento duro sui social, ma non affrontano i problemi».
Come bisogna affrontarli?
«Sicuramente con più risorse e pattuglie sul territorio, poi, per esempio, con un piano nazionale per riqualificare le zone intorno alle stazioni. Affiancare ai presidi di sicurezza quelli sociali: più illuminazione, più iniziative culturali, rendere quelle aree vive e vivibili, per sottrarle al degrado e alla criminalità».
Se la destra ha fallito, la sinistra è in grado di fornire una proposta alternativa?
«Nelle ultime settimane ci sono stati segnali positivi, a cominciare dall`ascolto delle richieste dei sindaci. Però sono preoccupato, perché bisognerebbe mettere subito nero su bianco delle proposte comuni, dare un messaggio forte ai cittadini. Invece vedo troppe titubanze, come da parte dei 5 stelle, all`idea di accelerare questo lavoro».
Forse perché tutta questa unità di vedute, in tema di sicurezza, non c`è?
«Bisogna cercare sempre ciò che ci unisce, ma nella chiarezza. Questo vale per la sicurezza, per l`Ucraina, per tutto. Come riformisti, ad esempio, abbiamo chiesto di avviare subito un confronto nel centrosinistra sul tema della povertà. Dobbiamo mostrarci determinati verso un progetto comune, che ancora non si vede».


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