L`ex ministro: “Noi orgogliosamente diversi dall`alleato, ma l`europeismo non si discute”
Graziano Delrio sorride quando gli viene chiesto se Giuseppe Conte si sia iscritto alla minoranza Pd. Le frasi del leader M5s a La Stampa su patrimoniale, sicurezza e via dicendo somigliano molto alle posizioni dei “riformisti” dem, una linea che sembra studiata per parlare proprio quella parte di elettorato che secondo loro è un po` trascurata dal “Nuovo Pd”.
«Conte dice le nostre cose? Eh eh… A me fa piacere che si ponga come il centro della coalizione, lui fa il suo. L`importante è che anche il Pd sia al centro di problemi come la sicurezza o come l`assegno unico per sostenere le famiglie, che il leader M5s cita facendo un omaggio al Pd, visto che è una misura che ho proposto io a suo tempo…».
Ma il Pd parla di molti temi sociali, dal salario minimo alla sanità. Non basta?
«Dobbiamo dire con molta franchezza che il problema per una coalizione di centrosinistra oggi è presentarsi con una proposta credibile di governo. Quando si parla di “centro” non si deve intendere moderatismo, ma stare al centro dei problemi che interessano la gente, a cominciare dall`impoverimento del Paese. Noi dopo 3 anni di governo Meloni non abbiamo misure che agiscano in maniera significativa per contrastare la povertà, e ci sono 5,7 milioni di persone in povertà assoluta. Il nostro compito è offrire risposte senza essere populisti».
La concorrenza di Conte non la preoccupa dunque?
«Lui parla di sicurezza e immigrazione per dire che non vuol lasciare questi temi alla destra. Penso che anche il Pd lo stia facendo con le sue proposte. Conte parlando di migranti sottende che il Pd vuole accogliere tutti. Ma nessuno di noi dice questo, è uno slogan populista. Ho proposto una riforma organica della Bossi-Fini, in accordo con Schlein, che certo non è nella logica di “accogliere tutti” ma di garantire flussi regolari per le esigenze delle imprese e del paese. Noi abbiamo fatto una proposta di governo. Dopodiché, se la sfida è tra chi fa più proposte su temi centrali la accetto volentieri. Lui dice di mettere sulla sanità i soldi anziché sulle armi: questo è un approccio semplicistico. In sanità per esempio va innanzitutto fatta una proposta per la non autosufficienza che riguarda 4 milioni di persone. E ricordo che il salario minimo era già nella riforma del “Jobs act”».
Non teme una “divisione del lavoro”, con il Pd più “di sinistra-sinistra” che lascia la rappresentanza dell`area più moderata ad altri?
«La segreteria si è presentata con una piattaforma chiara, è legittimo che dia questa linea al partito. La cosa che deve essere compresa è che la natura del Pd è parlare a tutti ed avere l`ambizione di governare. È questa la sua forza. Poi si possono fare anche proposte radicali, io sono molto “bergogliano”, quindi sempre partire dai poveri. Però da noi si pretende non solo che parliamo dei problemi, ma anche che mettiamo in campo grandi riforme strutturali, credibili».
Prodi ripete che l`alternativa a Meloni non è pronta. Bisogna anche chiarirsi sulla leadership della coalizione?
«Il problema non è il dibattito sulla leadership, che sono chiacchiere. Una bella litigata sull`europeismo, per esempio, la farei volentieri. Sarà un punto decisivo per fare le alleanze: quanto siamo europeisti? Quanto siamo convinti che la difesa comune non ha alternative? Questa per esempio è un`idea radicale… L`unità si fa nella diversità e va cementata sui temi centrali. il Pd deve essere orgogliosamente diverso da M5s, come loro sono orgogliosamente diversi da noi».
Anche la leadership interessa agli elettori. Non è il momento di parlarne?
«Il leader ci vuole, dovremo individuare la persona in grado di incarnare il progetto di Paese che abbiamo. È evidente che è una competizione che ci sarà. Apprezzo da questo punto di vista che Conte abbia iniziato mettendo pochi punti sul piatto. È ora di fare questo confronto programmatico all`interno di ogni partito e poi tra i partiti».
Competizione anche con le primarie?
«Si potranno fare anche le primarie, sono meccanismi che sono all`interno dei nostri statuti. Sono molto d`accordo che la gente possa esprimersi». Lei chiede un confronto ampio nel Pd. Basterà una direzione o serve un congresso? «Di direzioni ne abbiamo fatte molto poche. Il congresso è una delle ipotesi, certamente. Se è circolazione di idee, contaminazione di idee… Viva il congresso! Dopodiché a me interessa parlare, va fatta una cosa grossa, una cosa vera, che parli al Paese, non tra di noi».