No, non vogliamo rifare la Dc, sarebbe una scelta superata dalla storia». Replica secco l`ex ministro Graziano Delrio a chi gli chiede se l`iniziativa della sua Comunità democratica, promossa oggi a Roma insieme a Demos (braccio “politico” di Sant`Egidio) e ad altre realtà civiche, rappresenti l`atto fondativo di un nuovo partito cattolico. Benedetto da Romano Prodi, guest star della giornata in programma all`Antonianum.
E quindi vi riunite per rafforzare la corrente cattolica dentro il Pd?
«Il nostro è un tentativo di mettere insieme le proposte elaborate da alcune associazioni che fanno civismo politico per dare un contributo al programma centrosinistra».
I partiti non bastano per scriverne uno all`altezza?
«La politica non ha tutte le risposte, bisogna andare a cercare idee ed energie nella società. Al referendum hanno vinto i no perché dei corpi sociali, i giovani soprattutto, si sono mobilitati spontaneamente: c`è stata una enorme spinta dal basso. La gente ha determinato la più grande sconfitta di Meloni dacché è al governo. Basti guardare a Trump».
Cosa c`entra Trump adesso?
«Ciò che teme di più non sono la Cina o la Russia, ma i consumatori americani: ha paura che, con un`inflazione al 5%, alle elezioni di midterm gli dicano basta. Spesso ci si dimentica che il vero motore di cambiamento sono le comunità e i singoli, le persone. Anche in Italia, il cambiamento è sempre arrivato per autopropulsione, necessaria per rigenerare il Paese fiaccato da questi quattro anni».
Quali sono le vostre proposte?
«Intanto due, su Europa ed energia. Prodi ribadirà che il problema dell`Europa è politico: deve diventare davvero federale. Ma per riuscirci occorre che 4-5 grandi Paesi si accordino su una politica estera e una politica di difesa comuni. E di una grande mobilitazione dal basso che spinga i governi, anche quello italiano: ma non l`attuale, il prossimo».
Con Meloni non è possibile?
«No perché non crede al progetto federale. Nonostante sarebbe, a detta di tutti, l`unica risposta alla crisi mondiale. Non c`è niente da inventare, si è già fatto con l`euro».
Europa ed energia sono cavalli di battaglia anche dei riformisti dem, che bisogno c`è di distinguervi?
«Noi rappresentiamo un gruppo di associazioni di ispirazione cattolica fatto di persone con sensibilità politiche differenti: c`è chi ha votato Pd, chi Avs, chi Renzi. Fare comunità è una caratteristica della cultura cristiana: cooperare è meglio che competere».
Non volete rifare la Margherita, o fondare un nuovo partito cattolico?
«Non vedo la necessità di un nuovo partito cattolico, è un`idea superata dalla storia. Noi abbiamo una cultura comune e abbiamo scelto di fare un primo passo insieme perché vogliamo si parli di contenuti, non di contenitori».
La coalizione progressista, a partire dal Pd, trascura i cattolici?
«C`è una crisi strutturale dei partiti, c`è bisogno di dare altri luoghi e forme alla partecipazione dei cittadini. Spazi liberi, non condizionati. Nel nostro caso non si tratta di trovare una via di fuga al disagio dei cattolici dentro il Pd, ma di produrre politica attraverso la cultura. Al di fuori dei partiti».
Anche lei, da cattolico, è a disagio nel Pd a trazione Schlein?
«Il disagio c`è in tutti i partiti. La segretaria ha sempre detto che la cultura cattolico-democratica è fondativa, vorrei che ci fossero segnali di attenzione più forti». Ossia? «Che si desse piena cittadinanza a chi esprime una sensibilità diversa nelle varie articolazioni del partito, anche negli enti locali».
Il Pd è diventato troppo radicale?
«Ma i cattolici non è che sono moderati, come dimostra papa Francesco. Dopodiché un grande partito popolare è tale se sa tenere insieme tutte le sue anime. Il che non vuol dire rinnegare sé stessi, ma saper guardare ai problemi da diversi punti di vista. Tanti sguardi sono meglio di uno sguardo solo».
Al campo largo serve una quarta gamba centrista? «Per vincere bene e governare, penso di sì. Un soggetto moderato e riformista, capace di attrarre anche i liberali di Calenda. Per convincere quel pezzo di società che non crede nel progetto del Pd. Piuttosto, il Pd deve badare a non perdersi chi ci ha creduto, ma è tentato di allontanarsi perché teme che non sappia più fare sintesi delle varie culture che l`hanno fondato».
La destra riscriverà il Rosatellum, il Pd dovrebbe sedersi al tavolo?
«Concordo con Franceschini: visto che comunque una nuova legge la faranno, conviene dare un contributo. Bisogna rafforzare il rapporto tra elettori ed eletti, in primis. Non basta la governabilità. Se la si può influenzare in bene, non sarebbe sbagliato»