Graziano Delrio quest`anno avverte una generale distrazione in vista del Giorno della Memoria: «Vorrei più attenzione – dice l`ex ministro e senatore Pd – capisco che il disordine mondiale che avanza non aiuti a percepire questa celebrazione come importante, ma è un appuntamento utile per guidarci in questi tempi difficili e per ritrovare le ragioni dell`Occidente: in primis, la dignità incomprimibile dell`uomo». Utile anche in che modo?
«Per ricordarci che la memoria non va mai banalizzata, distorta o equiparata. Per sottolineare l`unicità della Shoah e la prudenza nell`uso di una parola pesante come genocidio».
Chi definisce così quello che è avvenuto a Gaza sbaglia?
«Liliana Segre ha ricordato che le caratteristiche del genocidio sono la pianificazione per cancellare un gruppo etnico e la mancanza di stretta correlazione con una guerra. E sempre la senatrice Segre ha invitato a riflettere che, come per Hiroshima o per Dresda si è parlato di crimini di guerra e non di genocidio, così dovrebbe farsi per Gaza. Concordo con lei e sottolineo che ciò che è successo il 7 ottobre e a Gaza è inaccettabile e crudele».
La distrazione sul Giorno della Memoria ha a che fare con la grande mobilitazione per Gaza e per il popolo palestinese?
«Capisco la domanda, ma credo di no. Le persone di buon senso sanno che ci si può battere per la causa palestinese e, allo stesso tempo, chiedere che Israele viva in sicurezza. Stare al fianco dei palestinesi e degli italiani di origine ebraica che soffrono per l`antisemitismo. Non c`è contraddizione, anche se, purtroppo, c`è chi preferisce una visione polarizzante e miope».
Anche in Parlamento? Nel dibattito sulla legge contro l`antisemitismo finora non mi pare abbia prevalso il buon senso.
«Siamo stati ostaggio di un dibattito malato, ora spero ci mostreremo all`altezza del Giorno della Memoria, facendo una discussione seria e collaborando per approvare una buona legge. Bastano 4 o 5 articoli, senza divieti o inasprimento delle pene, ma con più educazione, confronto nelle università, limiti ai discorsi d`odio sul web».
È un appello anche al suo partito, visto come vi siete scontrati nel gruppo Pd al Senato?
«Sarei ipocrita se nascondessi l`amarezza per come sono andate le cose e per la violenza verbale nei miei confronti, sui social e non solo. Voglio precisare ancora che in nessun modo, con la mia proposta, si riduceva la libertà di criticare il governo israeliano. E che tutte le persone discriminate con cui ho parlato ci chiedono una legge specifica contro l`antisemitismo. Del resto, le reazioni negative delle comunità ebraiche rispetto ai contenuti del ddl Giorgis sono state abbastanza eloquenti».
In commissione al Senato verrà adottato come testo base sull`antisemitismo quello firmato dal leghista Romeo, mentre Matteo Salvini riceve al ministero il leader dell`estrema destra britannica, neofascista e razzista. Tutto normale?
«Non lo è, certe vicinanze politiche preoccupano molto. Queste ideologie neonaziste e ultranazionaliste minano le fondamenta stesse dell`Europa. Sono amicizie pericolose, a maggior ragione per un vicepresidente del Consiglio e leader di un partito, che ha una tradizione democratica e antifascista. A Salvini mi sento di consigliare maggiore prudenza».
Torniamo al suo, di partito. Al Pd in perenne equilibrio, dall`antisemitismo alla politica estera. In nome dell`unità con M5s e Avs.
«Penso che la nostra posizione debba essere molto più chiara e netta e che possiamo alzare di più la voce, anche con gli alleati. Tenere unita la coalizione, che peraltro per Conte non c`è, è giusto, ma non possiamo rischiare di venire percepiti come incerti in politica estera. Siamo un partito di governo. Possiamo dire, ad esempio, anche agli alleati che è sbagliato votare contro l`adesione dell`Ucraina all`Europa e il sostegno militare a Kiev o smarcarsi da posizioni unitarie nella condanna del regime iraniano».
Voi riformisti state alzando il tiro contro la segretaria?
«Le nostre posizioni non sono mai strumentali. L`obiettivo non è indebolire Schlein, ma esprimere le nostre opinioni, anche se danno fastidio. Vorremmo poter discutere: credo che tutti siano d`accordo con me sul fatto che le minoranze facciano bene ai partiti».
Nell`attuale Pd si discute troppo poco?
«Ormai è un anno che non si riunisce una Direzione politica. Non è poco tempo e a me, personalmente, manca quello spazio di confronto. Sono preoccupato, spero sia andata così solo per alcune circostanze sfortunate. Sarebbe un errore confondere l`unanimismo con l`unità».
Dicono che lei sia pronto a lasciare il Pd per lanciare una Margherita 2. 0 e cercare spazio al centro.
«In questo momento sono impegnato dentro al Pd, lavoro con la componente riformista per rafforzare il partito e il centrosinistra. Certo, spero che ci siano le condizioni politiche per dare un contributo e risultare utili».