La libertà di informare ed essere informati è a rischio. Un diritto fondamentale messo sotto pressione dalle sempre più frequenti querele intimidatorie. L`esito del processo passa in secondo piano, perché l`effetto è immediato: mettono il bastone tra le ruote al lavoro dei giornalisti e impoveriscono il dibattito pubblico. Anche Michele Fina, deputato del Partito democratico, lancia l`allarme: «L`informazione libera e indipendente è una cartina di tornasole sullo stato di salute di una democrazia. Il diritto costituzionale dei cittadini ad essere informati e dei giornalisti e delle giornaliste ad informare è garanzia di un dibattito pubblico pluralista che rende la società più forte». Le querele intimidatorie sono una minaccia a tutto questo, trasformandosi nei fatti «in un pericoloso strumento per soffocare l`informazione, peraltro colpendo professionalità preziose anche e soprattutto nel campo del giornalismo d`inchiesta». Perciò l`Italia («che segna un record di azioni legali intimidatorie verso i media») dovrebbe approvare «una legge – e il Pd ne ha già depositate diverse di proposte – di protezione dei giornalisti da questo tipo di querele strumentali, sanzionando chi le promuove, anche alla luce del recepimento della Direttiva 2024/1069 (nota come anti-SLAPP)». Fina, non a caso, cita il Rapporto 2025 sullo Stato di diritto: «La Commissione europea ha acceso un faro critico proprio sulla condizione dei media in Europa, suonando un campanello d`allarme anche sulle “querele bavaglio”. Un campanello d`allarme che, in particolare nel nostro Paese, abbiamo la responsabilità di ascoltare nell`interesse della democrazia, cioè di tutti noi».


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