“Arriviamo alla vigilia del referendum costituzionale con una condizione politica complessivamente migliore di qualche tempo fa. È intellettualmente disonesto non riconoscerlo”. Così in una nota il senatore e tesoriere nazionale del Pd, Michele Fina, a termine della Direzione del partito. “Alle regionali abbiamo consolidato un’alleanza e abbiamo mostrato che, nei collegi uninominali, possiamo già essere potenzialmente maggioranza in Parlamento: non a caso Meloni indica come priorità la riforma della legge elettorale. Il partito si è rafforzato e abbiamo una Segreteria che, dopo l’ultima Assemblea nazionale, è forte di una larga maggioranza ed unità che va custodita e resa produttiva. Dentro questo quadro, come si fa a non vedere il dato politico del referendum? Abbiamo il dovere di animare una forte battaglia in difesa della Costituzione. E poi c’è di più: questo referendum è profondamente sbagliato perché trascina i poteri dello Stato a misurarsi in urna, come se l’architettura democratica fosse un ring, mettendo a rischio la tenuta democratica e la coesione del Paese. È una cultura istituzionale povera, e anche pericolosa. Abbiamo il dovere -conclude- di costruire un’alternativa credibile e un’altra idea di Paese da quello che ha in mente la destra: ce lo chiedono le persone”.


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