È «ottimista» il tesoriere del Pd (che ha risanato i conti del partito) Michele Fina. Il gran parlare di premiership e di programma non finiranno per dividere la coalizione che ha vinto il referendum. E una decisione in merito ci sarà in autunno. Occhi concentrati dunque sul discorso della premier Meloni oggi alle Camere, poi nella Direzione dem di lunedì la segretaria Schlein si regolerà di conseguenza per la strada da intraprendere.
Il voto dei giovani è stata la sorpresa più grande, pensate a un progetto per trasferirlo in consenso alle politiche?
Penso che il voto dei giovani sia la vera cifra di questa consultazione referendaria, non una novità, perché noi abbiamo visto una generazione iniziare a muoversi prima intorno a un`idea di futuro, con i movimenti sulla transizione ecologica in difesa dell`ambiente, poi nelle piazze per la Palestina e quindi intorno a un`idea di mondo diversa da quella nella quale marcia l`Occidente a causa di leadership che tendono a portarci sulla strada della guerra.
Ma stavolta hanno invertito il trend dell`astensionismo crescente…
Probabilmente ne avremmo avuti tanti anche se ci fosse stato un referendum sull`autonomia differenziata, ma hanno trovato questa occasione per dare un messaggio forte che ha tre caratteristiche: una più ideale, etica, che riguarda un`altra idea di mondo rispetto a quella di questo Governo e naturalmente rappresentata in modo emblematico da Trump e Netanyahu; c`è una dimensione civile, e perciò quando sono stati provocati sul no al voto ai fuori sede (una scelta insensata) hanno risposto in massa anche per affermare questo diritto, dimostrando una voglia di partecipare, di contare, in un Paese nel quale i giovani sono sempre meno; poi c`è una questione più strettamente materiale, con le giovani generazioni in ginocchio. Il loro diritto allo studio è compresso, perché se sono fuori sede non hanno le risorse per pagare affitti ormai impossibili, se lavorano hanno un lavoro povero, sono costretti a part time involontari, e se vogliono una famiglia non hanno agevolazioni, non hanno aiuti adeguati per l`acquisto della prima casa, e l`Istat ci dice che se fai un figlio diventi povero quasi automaticamente. Abbiamo costruito un Paese che tende a espellere i giovani.
Il Pd sta costruendo un progetto?
Io parlo di “alleanza costituzionale”. Dopo aver parlato per anni di centrosinistra, di coalizione progressista, di campo largo, penso che dovremmo fare un`alleanza costituzionale: il campo di quanti hanno votato al referendum è più largo del centrosinistra. Ecco perché più che festeggiare il risultato referendario dobbiamo interrogarci su come si fa a interagire con questi 15 milioni di No che sono tra di loro anche diversi e articolati. Questa alleanza costituzionale dovrebbe proprio mettere al suo centro un “patto per la cura dell`avvenire” e utilizzo questa formula che va oltre la promessa elettorale di un programma, indica una reciprocità, una relazione. È quanto serve, perché anche l`Istituto Cattaneo ci dice che al referendum sono andate a votare milioni di persone che non hanno votato in passato e che rischiano di non tornarci se non hanno un motivo forte per farlo. Dobbiamo offrire una prospettiva di cura, un domani diverso. Derrida parlava della differenza tra futuro e avvenire.
Va bene il “patto”, ma tra Schlein e Conte sembra partita una gara per la premiership. Non dovevano prima aprire un tavolo per un`agenda di Governo?
Penso che ormai tutti i partiti di centrosinistra si sentano convocati da questo popolo. Con il referendum il centrodestra ci ha offerto un`opportunità insperata, ma noi questi segnali li abbiamo già raccolti nelle elezioni regionali, nelle piazze che abbiamo convocato insieme, quindi credo che ci sia una consapevolezza delle forze politiche che bisogna rispondere con l`unità . Dobbiamo utilizzare i prossimi mesi proprio per individuare quello che io chiamo un patto, se si preferisce un programma, un progetto dal basso, magari trasformando i Comitati per il No in Comitati per l`attuazione della Costituzione. Poi se ci sarà la necessità di individuare la leadership della coalizione lo faremo alla luce della legge elettorale. Ma in autunno.
Magari senza azzuffarsi fino ad allora…
Di solito il primo che si mette a litigare anche solo per marcare un perimetro viene punito con il voto. Ora intanto sentiamo cosa ci dice Meloni di questa legislatura. La nostra Direzione la calibreremo su questo, anche alla luce del voto in Ungheria, dopo l`incredibile ingerenza di Vance e Trump, con i sovranisti europei, Meloni e Salvini compresi.
Crosetto auspica un clima di unità nazionale.
Intanto l`unità manca nel Governo, dove Salvini sembra un corpo estraneo. Noi parleremmo di unità nazionale se avessero preso le distanza da Trump. Basterebbe che la presidente del Consiglio dicesse le parole che ha detto Papa Leone, che senza dubbio non è criticabile dal punto di vista della parzialità. Quello determinerebbe l`unità nazionale.


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