“La politica energetica del governo Meloni riassume perfettamente la parabola di una destra al governo distante dalla vita concreta di persone e imprese. Subalterna a livello internazionale, in particolare verso Donald Trump e incapace di affrontare questioni fondamentali quali salari, bollette, costo della vita, competitività industriale e futuro produttivo. Il problema è che il governo ha speso tempo, risorse ed energie politiche per concentrarsi su tre riforme: premierato, autonomia differenziata, smembramento del CSM. Tre riforme che parlano molto dei rapporti di potere e pochissimo della vita quotidiana delle persone. Nel frattempo, il Paese vero ha continuato a fare i conti con stipendi che hanno perso potere d’acquisto, con bollette sempre più alte, con il crescente costo dei beni essenziali, con imprese che pagano l’energia più dei loro concorrenti europei. Il Governo è passato dal gas russo al gas liquefatto americano rivendicandolo come grande successo strategico. Questo non è cambiare modello energetico: ma solo rubinetto mostrando totale subalternità a Donald Trump. La mozione del governo è il reiterare un modello perdente, disastroso per famiglie e imprese. Lasciamo perdere la presa in giro del nucleare, dopo quattro anni di discussioni siamo solo agli slogan. Un alibi per non agire sulle cose che si possono fare ora: rinnovabili, reti, accumuli, efficienza, comunità energetiche, contratti di lungo periodo, disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità. Il Governo invece sceglie con il PNIEC, di individuare il gas come elemento primario e perno della strategia energetica italiana. Taglia le risorse alle Comunità energetiche rinnovabili, riducendo del 64 per cento la dotazione finanziaria PNRR destinata alle CER, da 2,2 miliardi a 795,5 milioni. Mostra disinteresse per le rinnovabili, tanto che 7 procedure per l’autorizzazione di nuovi impianti su 10 restano intrappolati nella burocrazia. La transizione per il governo è un vincolo da rallentare mentre per noi è la più grande occasione industriale e geopolitica del nostro tempo. Noi proponiamo un’altra strada: tassare davvero gli extraprofitti, usare l’extragettito per famiglie e imprese, accelerare rinnovabili e accumuli, disaccoppiare il prezzo dell’elettricità dal gas, costruire un Energy Recovery Fund europeo, fare dell’Italia un hub mediterraneo delle energie pulite, non delle nuove dipendenze fossili”. Così il senatore del Pd Michele Fina, intervenendo nell’aula di palazzo Madama.


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