«Non ci soddisfa affatto la bozza finale del disegno di legge stupri approvato (ieri, ndr) in commissione Giustizia a Palazzo Madama» sbotta il senatore del Pd di rito schleniano, Michele Fina, nei minuti successivi al via libera del testo Bongiorno. L`opposizione e, va da sé, i democratici sono sulle barricate.
Perché non vi è sufficiente l`ultimo compromesso, senatore Fina?
«Prima di tutto perché è un passo indietro radicale che danneggerà le donne. Poi perché c`è il tradimento di un impegno che Giorgia Meloni aveva preso con Elly Schlein, con una legge chiara votata all`unanimità alla Camera».
Non vi soddisfa nemmeno l`aumento delle sanzioni?
«Tutti gli esperti, e soprattutto i centri antiviolenza, ci dicono che la proposta uscita dalla Commissione è un passo indietro persino rispetto alla giurisprudenza consolidata. Noi volevamo riapprovare quel testo, senza ambiguità sul principio: senza consenso non c`è libertà. Non pensavamo che le divisioni della maggioranza si misurassero cinicamente anche su questo delicato terreno».
E le divisioni ci sono anche nel vostro partito, sul ddl antisemitismo. Graziano Delrio critica la proposta del Pd perché troppo simile alla legge Mancino. Vi ricomporrete?
«Nella Giornata della Memoria, ricordiamo il male assoluto della Shoah e ascoltiamo le parole sagge del presidente Mattarella, che ci richiama al dovere di contrastare l`antisemitismo e tutte le forme di razzismo. Guardi, io penso questo: c`è un`operazione politica di una parte della destra sovranista occidentale che tende a distogliere l`attenzione dal genocidio a Gaza e a indicare nell`antisemitismo l`unica forma di odio e, contemporaneamente, a giustificare o peggio cavalcare altre forme di odio, la misoginia, l`omotransfobia, l`islamofobia e tutte le altre forme di razzismo. Noi non ci pieghiamo a questa logica: contrastiamo tutte le forme d`odio e di discriminazione. È questa l`ispirazione del ddl Giorgis».
Resta la domanda: rientreranno le differenze che ci sono, e sono evidenti all`interno del vostro partito, sul ddl antisemitismo?
«Il confronto interno c`è e serve. Ma l`obiettivo è chiaro: batterci contro l`antisemitismo senza comprimere la libertà di pensiero e di parola e rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione. E sì, abbiamo la responsabilità di essere uniti: l`unità rende culturalmente efficace questa battaglia».
Però il disagio dei riformisti investe anche l`azione politica di Elly Schlein. C`è chi lamenta l`assenza di un confronto in una direzione politica e chi addirittura minaccia di uscire dal partito… La segretaria del Pd concederà un tavolo di chiarimento?
«Intanto mi viene da chiedere: quando è stata l`ultima direzione nazionale dei partiti di maggioranza? Le discussioni del Pd fanno notizia, lo so: è un genere letterario consolidato. Noi a fine anno abbiamo fatto un`assemblea nazionale conclusa con un voto a larghissima maggioranza a favore della segretaria, con l`astensione di alcuni delegati. Certo, dobbiamo discutere sempre, ma tra una discussione e l`altra siamo concentrati sulle priorità del Paese: oggi la segretaria è stata in Sicilia, emblema dell`abbandono della cura del territorio da parte del governo».
Non temete dunque alcuna scissione?
«Non mi pare all`ordine del giorno».


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