«Abbiamo sempre cercato un nome per definire i contorni politici dell`alternativa, dalle formule classiche come “centrosinistra”, poi “campo largo”, ora “coalizione progressista”», spiega Michele Fina, senatore e tesoriere del Pd messaggio di questo referendum è quello di un`alleanza costituzionale: il riconoscimento di più forze che decidono di essere unite per proporre un`alternativa, raccogliendo la suggestione della larga partecipazione a un no così pesante alla riforma del governo, e un sì altrettanto pesante alla Costituzione».
Evocare una Costituzione così popolare non è una furbata?
No, non pensiamo che tutti quelli che hanno votato No sono tutti di centrosinistra Ma è un popolo di milioni di persone che in larghissima parte possono essere conquistate a un progetto.
Nel voto a valanga c`è la marea ProPal, difficile da intercettare anche dal partiti di sinistra.
“Costituzionale` significa volere attuare la Carta, a fronte di chi ha provato a cambiarla in modo arrogante. Il lavoro è un diritto che devi confermare ogni giorno con politiche e azione di governo, così la salute, l`istruzione, l`eguaglianza. L`ondata di voto dei giovani è commovente. Dobbiamo mettere in campo un pacchetto di proposte che riguardi la loro vita, le loro speranze, i loro ideali. Un paese che condanna la guerra, una politica in grado di guardare alle future generazioni. Costituzionale significa anche impegnarsi a cambiare le regole tutti insieme, non a colpi di maggioranza In passato abbiamo sbagliato anche noi.
Ma come convincete i ProPal?
Questa definizione mi, è sempre sembrata generica. Le manifestazioni per la Palestina sono state e sono un grande momento di mobilitazione pacifica e democratica Dove ci sono stati gesti violenti, li abbiamo condannati. Ma a chi ha voluto criminalizzare una generazione, i giovani hanno risposto andando a votare in massa. Nel rapporto tra i movimenti e la rappresentanza istituzionale di un progetto politico c`è sempre uno scarto. Dobbiamo raccogliere una spinta sacrosanta: se il mondo sta andando in una direzione sbagliata, che ci sia chi militi perché vada nell`altra direzione è un bel segno di speranza Non vuol
dire mettere i fiori nei cannoni. Ma non banalizziamo le ragioni di questi movimenti.
Dal giorno della vittoria, parlate di primarie. Possono coinvolgere una parte importante del No, oppure allontanarla?
È un dibattito singolare. Siamo nel pieno della tempesta di un governo e di una maggioranza, ogni minuto si dimette qualcuno. Noi che siamo l`opposizione abbiamo il dovere di pretendere di sapere come va avanti la legislatura. Sarebbe surreale che nel mentre succede di tutto, noi discutiamo solo di noi. Anche se si, abbiamo una responsabilità verso i 14 milioni e mezzo di No che meritano un`alternativa, e anche verso chi ha votato Sì ma non si riconosce nella destra, o chi non ha votato.
È stato Conte a dire «primarie».
Quando Conte ha detto primarie, voleva innanzitutto dire «uniti». Ha detto anche che si parte dal progetto. Il che non significa che dobbiamo scrivere un programma di cento pagine per prendere tempo mentre cerchiamo di capire come scegliamo il leader. Ma se partissimo da come selezioniamo il leader, saremmo respinti.
Tradotto: c`è tempo. E così?
Tradotto: al Pd le primarie piacciono, è pleonastico dirlo. Troveremo il modo di selezionare le regole giuste nel tempo giusto, per interpretare meglio la nostra gente.
Le primarie sono «divisive»?
Noi abbiamo partiti forti. Nella stagione delle regionali si è cementata una coalizione. Abbiamo leader riconosciuti sul campo, in grado di definire regole comuni, ed evitare qualunque messaggio divisivo, perché concentrati sul fatto che qual unque strumento, anche le primarie, deve servire a vincere le secondarie, cioè le politiche. Con una proposta che convinca di poter vincere, ma anche poi di governare il paese bene, non facendo gli errori del passato. Questa consapevolezza ci guiderà. Ma, ripeto, in questo momento il governo è in una fase di incertezza e confusione Ora la priorità è il Paese. Tocca a noi dare una prova di responsabilità, che significa anche di calma e stabilità politica di fronte alla confusione che regna sovrana nella maggioranza.