“La proposta avanzata dal ministro Calderoli di ridurre, sulla base del solo criterio dell’altitudine sotto i 600 metri, il numero dei comuni montani beneficiari di agevolazioni e fondi dedicati ha scatenato, giustamente, una vasta e trasversale ondata di polemiche in tutto il Paese. Associazioni di comuni, UNCEM, comunità montane e amministratori locali hanno espresso una forte preoccupazione per una misura che rischia di indebolire la coesione territoriale e di dividere ulteriormente il Paese. È una scelta che non tiene conto della complessità reale delle aree montane e interne, né delle condizioni socioeconomiche spesso difficilissime in cui questi territori vivono.
Le aree montane e marginali sono già ampiamente penalizzate dallo spopolamento, dalla carenza di servizi essenziali, dalle difficoltà di accesso e dagli impedimenti strutturali che l’orografia dei luoghi determina. Intervenire con un taglio lineare, fondato esclusivamente sull’altitudine e non su un’analisi seria dei contesti territoriali, significa escludere arbitrariamente dalla categoria di comune montano tanti centri che affrontano quotidianamente le stesse difficoltà di quelli situati a quote più elevate. Non è così che si rafforza il Paese, né che si riducono i divari territoriali.
Quello di cui l’Italia avrebbe davvero bisogno è un grande piano di sostegno ai comuni montani. È esattamente in questa direzione che il Partito Democratico sta lavorando in queste ore e in questi giorni, attraverso la presentazione di emendamenti puntuali alla manovra di bilancio: misure per sostenere lo sviluppo economico locale, sgravi fiscali per medici e insegnanti disposti a trasferirsi nelle aree montane, defiscalizzazioni e incentivi per le imprese che scelgono di investire e creare lavoro in questi territori. Serve una strategia di rilancio, non l’ennesima penalizzazione. Le aree interne non vanno tagliate fuori: vanno rimesse al centro di una visione di sviluppo.” Così in una nota il Senatore del PD Silvio Franceschelli.