Qualche tempo fa Dario Franceschini confessò di coltivare, anche da adulto, un “vizio” preso da bambino: origliare le conversazioni degli sconosciuti sui treni o per strada, fonte di spunti e umori utili a indirizzare al meglio l`attività politica. Ebbene ultimamente, nei dialoghi carpiti qua e là, anziché respirare entusiasmo l`ex ministro della Cultura ha avvertito una certa stanchezza verso la coalizione progressista che fatica a darsi un leader. Perciò ha deciso di rompere gli indugi. Di dire a Elly Schlein che «bisogna fare in fretta le primarie, entro inizio febbraio». E a Giuseppe Conte di «accettare la corsa a due, a turno unico, visto che altri candidati accreditati per la vittoria ai gazebo non ci sono». Una sorta di lodo, che verrà illustrato domani alla convention del correntone Pd a Montepulciano, per evitare di perdersi in un dibattito ombelicale «mentre il mondo va in pezzi».
Senatore, perché questa accelerazione e perché adesso?
«L`Italia è piena di problemi seri e gravi, le opposizioni devono concentrarsi sulle risposte da dare ai cittadini, indicare delle soluzioni che una maggioranza impegnata a usare in modo spregiudicato tutti gli strumenti a sua disposizione è incapace di offrire. In un contesto economico e sociale così difficile, non possiamo permetterci di sprecare tempo a parlare di regole delle primarie. Esattamente come abbiamo perso dei mesi a discutere di un presunto federatore».
E quindi?
«Dato che tutti dicono che l`unico punto di caduta possibile è quello, bisogna fare bene, ma in fretta. La partecipazione popolare, se interpretata da tutti gli alleati nello stesso modo, non è da temere, può diventare un elemento virtuoso, unificante e mobilitante per dare slancio alla campagna elettorale. Ovviamente a certe condizioni».
Quali?
«Intanto non è che uno la mattina si sveglia e si candida alla leadership della coalizione. Servono delle garanzie di serietà per evitare di trasformare una legittima contesa, peraltro iscritta nel Dna del Pd e dell`intero centrosinistra, in uno show personale per darsi visibilità».
Cosa intende?
«Pur non avendo chance, ogni partito dell`alleanza si vorrà pesare per cristallizzare i rapporti di forza interni. Alcune personalità esterne potrebbero usare i gazebo come una specie di palcoscenico, pur sapendo che solo Conte e Schlein possono vincere. Tanto vale allora fare una cosa trasparente davanti al Paese, che poi è quella politicamente più comprensibile».
Cioè una gara a due?
«Mi sembrerebbe logico. Con un turno unico, oltretutto, si possono accorciare i tempi. Le primarie vanno fatte non oltre gli inizi di febbraio, con una precondizione: entro novembre vanno sottoscritti dei punti programmatici comuni».
Altrimenti, cosa si rischia?
«Se hai dieci sfidanti devi fare il doppio turno, non è pensabile eleggere il candidato premier del centrosinistra che so, con il 18%. Il primo round diventerebbe il luogo della conta, pur essendo chiaro che al ballottaggio arriveranno la segretaria del Pd e il presidente 5S».
La sua è un`ultima chiamata?
«Basta guardarsi attorno: se non ci diamo un percorso e delle scadenze finisce che nei prossimi mesi discutiamo solo di chi fa il leader e come lo scegliamo. Non è ciò che gli italiani, alle prese con una crisi enorme, si aspettano da noi».
Conte però ha già detto che non vuole il duello, come si fa?
«Giuseppe è un uomo ragionevole. Quando si sta in coalizione bisogna venirsi incontro: sulle regole e sui tempi più veloci che chiede lui. Conte ha il merito di aver schierato il M5S nel campo progressista. E in questi anni abbiamo dimostrato di saper lavorare insieme, non solo al governo — il seme che da cui è germogliata l`alleanza — ma anche facendo tante battaglie comuni in Parlamento e vincendo in molte città e regioni. Questo sì frutto della linea testardamente unitaria di Elly Schlein. Un accordo alla fine l`abbiamo sempre trovato. Stavolta non sarà diverso».
Le difficoltà derivano anche dal fatto che il M5S non si è mai alleato con nessuno alle politiche. Alla luce di questo, non sarebbe stato meglio individuare un federatore?
«È una questione chiusa. Credo, e lo ribadisco, che l`era dei candidati fuori dai partiti sia finita. Non porterei indietro il dibattito».
Conte vorrebbe primarie subito, Schlein portarle a ridosso delle politiche. Perché? Le teme o spera che il suo rivale alla fine rinuncerà?
«Né l`uno né l`altro. Ci sono solo due scuole di pensiero. C`è chi pensa sia meglio farle a ridosso per sfruttare appieno la mobilitazione ai gazebo e chi invece serva un lasso più ampio per amalgamarsi e preparare insieme la campagna elettorale. A questo punto però credo convenga accelerare l`intesa programmatica ed eleggere in fretta un leader — che, cosa fondamentale, dovrà fare il candidato premier dell`intero schieramento, non del partito di provenienza — per far partire subito il confronto con la destra che sarà lungo e complicato».
Ma è sicuro che sul programma filerà tutto liscio?
«In gran parte è già scritto, sta nelle numerose mozioni e proposte di legge congiunte presentate dalle opposizioni. Immagino che i partiti ora si vedranno e sottoscriveranno una decina di punti condivisi, tra cui la politica estera. E proprio da Montepulciano arriverà un contributo di idee, da offrire al Pd e alla coalizione».
E come scioglierete il nodo dell`invio delle armi all`Ucraina?
«Agganciandoci a una scelta europea che dobbiamo sostenere. Non c`è una formula magica, troveremo una mediazione, anche alla luce della situazione sul terreno che è in continua evoluzione».
Ancora però manca il centro.
«Sarebbe importante avere in quell`area non tante sigle ma un unico soggetto perché c`è molto spazio di crescita. E torniamo al punto iniziale: penso che il valore politico e culturale delle forze di centro e quelle di sinistra non debba obbligatoriamente misurarsi su una conta alle primarie».
Sarà Silvia Salis a federare l`area moderata dopo le primarie?
«È una proposta in campo da tempo. La sindaca di Genova è una risorsa per il centrosinistra».
Domanda delle cento pistole: come si batte Meloni alle elezioni?
«Primo: spiegando agli italiani che non ha fatto niente. Hanno avuto la stabilità che tutti hanno sempre sognato e cosa si ricorda? Qualche grande riforma? Secondo: non hanno risolto i problemi per cui hanno chiesto il voto, specie su migrazione e sicurezza. Terzo: la loro conflittualità interna ha paralizzato l`azione di governo. Questo per dire che sì, conta il programma, ma soprattutto quello che hai realizzato fino a qui».


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