“Il DDL sulla caccia è un grave passo indietro che mette in discussione gli equilibri della legge 157, indebolisce la tutela della fauna selvatica e riduce il ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche”.
Lo dichiara il senatore del Partito Democratico Nicola Irto.
“Parto da un dato politico e istituzionale ineludibile: la Commissione europea ha trasmesso al Governo rilievi formali molto critici sul provvedimento, evidenziando possibili profili di contrasto con la Direttiva Uccelli e con il diritto dell’Unione europea. Non si tratta di opinioni, ma di un richiamo ufficiale che vincola l’Italia al rispetto delle norme comunitarie”.
“Di fronte a questi rilievi, il Governo ha scelto di andare avanti senza modifiche sostanziali. È una scelta grave e irresponsabile sul piano istituzionale”.
“In parallelo, il provvedimento riduce il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche, indebolendo il ruolo degli organismi indipendenti e spostando decisioni delicate sul piano della discrezionalità politica. È un arretramento evidente rispetto agli standard di tutela ambientale”.
“Non è questa la direzione indicata dalla Costituzione, che con la riforma dell’articolo 9 ha stabilito in modo vincolante la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche per le future generazioni”.
“Il Governo parla di modernizzazione, ma nei fatti si riducono le garanzie, si allentano i controlli e si considera la scienza come un ostacolo invece che come uno strumento di decisione”.
“Il punto politico è chiaro: i vincoli ambientali non sono un intralcio, ma una garanzia. La fauna selvatica non è una risorsa da gestire in chiave politica, ma patrimonio indisponibile della Repubblica”.
“Per queste ragioni il Partito Democratico esprime una contrarietà netta a un provvedimento che non solo indebolisce la tutela ambientale, ma si pone in evidente tensione con il diritto europeo e con i principi costituzionali”.


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