“Sosteniamo pienamente la proposta avanzata da Susanna Camusso in Commissione Lavoro sul tema del reclutamento dei lavoratori. Per contrastare davvero il caporalato non basta intervenire dopo che lo sfruttamento si è consumato. Ma occorre agire a monte, costruendo sistemi trasparenti e pubblici di incontro tra domanda e offerta di lavoro, rafforzando i controlli e responsabilizzando l’intera filiera produttiva.
La tragica vicenda di Amendolara non può essere archiviata come un episodio isolato. Parliamo di lavoratori stranieri che erano venuti nel nostro Paese per lavorare, costruire il proprio futuro e contribuire alla crescita delle nostre comunità. Quanto accaduto richiama tutti a una responsabilità collettiva e impone una riflessione profonda sulla qualità della nostra convivenza democratica.
Per questo è necessario che il Governo venga a riferire in Parlamento su questa vicenda terribile. È indispensabile fare piena luce sui fatti e sulle condizioni di vita e di lavoro che continuano a interessare migliaia di persone, soprattutto nei comparti più esposti allo sfruttamento. In queste ore il sindacato calabrese ha ricordato come il fenomeno del caporalato possa interessare fino al 30 per cento dei lavoratori. Si tratta di dati allarmanti che confermano quanto sia urgente rafforzare e ampliare gli strumenti già esistenti. La legge 199 del 2016 ha rappresentato una svolta importante perché ha riconosciuto il caporalato come reato e ha fornito strumenti fondamentali di contrasto. Oggi, però, serve un salto di qualità: più prevenzione, più controlli, più ispezioni e maggiore tracciabilità dei sistemi di reclutamento.
Dobbiamo intervenire lungo tutta la filiera produttiva, contrastando quelle forme di intermediazione irregolare che alimentano sfruttamento, lavoro nero e ricattabilità. È fondamentale investire in politiche che garantiscano lavoro regolare, diritti, sicurezza e dignità, a partire dai lavoratori migranti che troppo spesso si trovano esposti a condizioni di vulnerabilità.
Ha ragione il vicepresidente della CEI, monsignor Francesco Savino, quando richiama il rischio di una vera e propria “morte della ragione” di fronte a tragedie come queste. Non possiamo voltarci dall’altra parte né accettare che lo sfruttamento diventi un costo inevitabile della produzione.
La Calabria chiede da tempo risposte concrete. È il momento di ascoltare questo grido e di trasformarlo in iniziative legislative e amministrative efficaci. La lotta al caporalato riguarda il lavoro, i diritti e la dignità delle persone, ma riguarda anche la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e il modello di società che vogliamo costruire”. Lo dichiara Nicola Irto, senatore e segretario regionale del Partito Democratico della Calabria.


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