Il Partito Democratico contesta con fermezza la legge di bilancio 2025, denunciando sia il metodo con cui è stata portata in Aula sia il merito di alcune scelte contenute nel testo. A poche ore dall’approvazione, emergono infatti problemi strutturali e rischi per la coesione nazionale, i diritti dei cittadini e la sostenibilità economica del Paese.
“Siamo al paradosso: a nemmeno 24 ore dall’approvazione della manovra, facciano girare un sondaggio secondo il quale il 60% degli italiani è soddisfatto della legge di bilancio. Verrebbe da ridere, visto che nessuno l’ha ancora letta, ma ormai siamo alla propaganda di regime. Propaganda che omette di dire che questa manovra contiene cose che non c’entrano nulla con la legge di bilancio. Mi riferisco agli articoli sui LEP, che richiamano una legge, quella sull’Autonomia differenziata, che di fatto è stata bocciata dalla Consulta. Questi articoli sono il contentino alla Lega. Introducono dei profili di differenziazione del territorio italiano che di fatto sono stati bocciati dalla Corte. E sul piano economico, questa legge di 18 miliardi non può bastare a rimettere in moto il Paese. Dopo le risorse del PNRR non ci sarà nulla. Come si fa a far stare in piedi il Paese? Questa è una manovra che non affronta alcuno dei problemi del Paese. E per affrontare due problemi importanti come Transizione 5.0 e ZES avete dovuto correggerla, colpendo lavoratori e pensionati. E a tutto questo si aggiunge un taglio di 500 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione. Si tratta dell’ennesimo colpo ai territori più fragili del Paese da parte di una destra che continua a prendersela con chi è più debole». Così il senatore Antonio Nicita, intervenendo in aula illustrando la pregiudiziale che le opposizioni hanno presentato alla manovra di bilancio.
A rafforzare questa critica, la vicepresidente del gruppo, Beatrice Lorenzin, sottolinea come la pregiudiziale non sia un semplice cavillo formale, ma una questione sostanziale di democrazia e rispetto delle regole costituzionali:
“Il Partito Democratico insiste sulla pregiudiziale alla legge di bilancio, non come un cavillo, ma per difendere la democrazia parlamentare e il rispetto delle regole costituzionali”.
“Il metodo con cui la manovra è arrivata in Aula mortifica il Parlamento: depositi di emendamenti dell’ultimo minuto, maxi-emendamenti ritirati e ripresentati, tempi compressi che impediscono qualsiasi contributo “cognita causa”. Non è un problema formale: è un problema sostanziale, perché riduce il Parlamento a un ruolo di ratifica e mette a rischio le scelte che riguardano diritti fondamentali, uguaglianza tra cittadini e coesione nazionale”.
“Sul merito, la pregiudiziale è fondata: l’inserimento dei LEP – i livelli essenziali delle prestazioni – negli articoli 123 e seguenti tocca direttamente diritti civili e sociali e interferisce con la delega in corso al Senato. I LEP non sono un numero da tabella contabile: definire standard uniformi sul territorio nazionale richiede un procedimento serio, trasparente e parlamentare. Inserirli nella manovra è una forzatura istituzionale che rischia di creare un precedente pericoloso”.
“Inoltre, questa legge di bilancio presenta coperture incerte e interventi ‘last minute’ che minano la stabilità dei conti pubblici e colpiscono chi ha meno voce, come lavoratori e pensionati. Si rischia di usare scorciatoie contabili per correggere errori strutturali, invece di affrontare con decisione le vere priorità del Paese”
“Chiediamo quindi che il Parlamento venga rispettato, che le decisioni sui LEP e sui diritti essenziali siano discusse con serietà, e che la legge di bilancio torni a essere uno strumento di programmazione reale e trasparente, non un mezzo per forzature e riparazioni dell’ultimo minuto», conclude Lorenzin.